Ore 7:30. Come ogni mattina il trentenne di origine calabrese Giuseppe Pisciuneri, guardia giurata da nove anni in servizio, ha appena lasciato la propria abitazione di via Nizza per recarsi a piedi presso Corso Turati 11, dove ha sede la Mondialpol. Camminando a passo spedito, l’uomo imbocca via Ribet. All’altezza del civico 14 una Fiat 128 di colore verde è parcheggiata accanto al marciapiede. All’interno del veicolo siedono tre giovani, due dei quali si apprestano a scendere rapidamente in strada e ad incamminarsi verso Pisciuneri brandendo una rivoltella.
Mentre uno dei due malviventi afferra la guardia per il braccio, il complice sfila la pistola d’ordinanza dalla fondina del malcapitato agente, una Smith & Wesson 38 special. Pisciuneri, tuttavia, non demorde e dopo aver sferrato una forte gomitata, con la quale getta per aria uno dei terroristi, tenta di riappropriarsi dell’arma. Nasce una colluttazione ma nel giro di alcuni secondi si ode uno sparo. Il dramma si consuma rapidamente. Giuseppe Pisciuneri è riverso al suolo nel proprio sangue. Alcuni passanti hanno assistito alla scena da lontano. Qualcuno si è affacciato alla finestra dopo aver udito il fragore del proiettili. Tuttavia, nessuno ha avuto il tempo di allertare il più vicino posto di Polizia. Rosanna Binelli, 25 anni, moglie dell’agente ucciso, viene trasportata d’urgenza all’ospedale dopo essere stata colta da un malore alla notizia della morte del marito.
Ore 10:30. Presso la redazione del quotidiano «Stampa Sera» squilla il telefono. Una voce femminile rivendica il «disarmo» dell’agente:
«Questa mattina alle ore 7:30 in via Ribet, una ronda proletaria ha disarmato un Mondialpol. Questa operazione si inserisce in una campagna di espulsione dal territorio della gerarchia di controllo sui proletari. Onore ai compagni caduti per il comunismo. Ronde Proletarie».
I responsabili dell’omicidio sono Guido Manina e Daniele Gatto, ex militanti dell’organizzazione armata di estrema sinistra denominata «Prima Linea», rei confessi dopo la «dissociazione». Nel 1988 vengono condannati rispettivamente a 23 e 15 anni di carcere anche per altri reati commessi in passato. Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90, Gatto è ammesso alla semilibertà con il lavoro esterno ma nel 1992 si dà alla latitanza durante un permesso premio di sei giorni. Nel 1993 viene arrestato in Spagna nel corso di una rapina durante la quale perde la vita il suo complice, l’ex brigatista Ermanno Faggiani, caduto sotto i colpi della polizia iberica durante un conflitto a fuoco.
Fonte
Spazio 70
L’orrenda morte di Giuseppe Pisciuneri

da Aiviter
English version
Giuseppe Pisciuneri, 29 years old, security guard
At 7:30 a.m., as he did every morning, Giuseppe Pisciuneri, a thirty-year-old originally from Calabria and a security guard for nine years, left his home on Via Nizza and walked towards Corso Turati 11, where Mondialpol was located. Walking briskly, he turned onto Via Ribet. At number 14, a green Fiat 128 was parked by the sidewalk. Inside the vehicle were three young men, two of whom quickly exited the car and approached Pisciuneri brandishing a revolver.
One of the assailants grabbed Pisciuneri’s arm while the other snatched his service weapon, a Smith & Wesson .38 Special, from its holster. Pisciuneri did not give up; he elbowed one of the terrorists, sending him flying, and attempted to reclaim his weapon. A struggle ensued, and within seconds, a shot rang out. The tragedy unfolded swiftly. Giuseppe Pisciuneri lay on the ground in his own blood. Some passersby witnessed the scene from a distance, and some people looked out of their windows after hearing the gunfire. However, no one had time to alert the nearest police station. Rosanna Binelli, 25, the wife of the slain guard, was rushed to the hospital after collapsing upon hearing of her husband’s death.
At 10:30 a.m., the phone rang at the offices of the newspaper “Stampa Sera.” A female voice claimed responsibility for the “disarming” of the guard:
“This morning at 7:30 a.m. on Via Ribet, a proletarian patrol disarmed a Mondialpol. This operation is part of a campaign to expel the hierarchy of control over the proletarians from the territory. Honor to the comrades who fell for communism. Proletarian Patrols.”
The perpetrators of the murder were Guido Manina and Daniele Gatto, former militants of the far-left armed organization “Prima Linea,” who later confessed after “dissociating” from the group. In 1988, they were sentenced to 23 and 15 years in prison respectively for this and other past crimes. In the late 1980s and early 1990s, Gatto was granted semi-freedom with external work, but in 1992 he went on the run during a six-day furlough. In 1993, he was arrested in Spain during a robbery in which his accomplice, former Red Brigades member Ermanno Faggiani, was killed in a shootout with Spanish police.