19 Maggio 1980: Un commando delle Brigate Rosse uccide in un agguato Giuseppe "Pino" Amato, assessore al Bilancio della Regione Campania.

Napoli

Giuseppe Amato, 49 anni, politico

Giuseppe Amato, 49 anni, assessore al Bilancio della Regione Campania

E’ la mattina del 19 maggio del 1980. Pino Amato, assessore regionale al Bilancio e alla programmazione, ha appena finito di fare colazione. Da tre giorni viene a prenderlo con una Fiat 131 blindata di colore grigio metallizzato Ciro Esposito, un autista messogli a disposizione da Vincenzo Scotti, Ministro del Lavoro fino a qualche mese prima, ed esponente di rilevo nazionale della Dc con il quale aveva formato il gruppo “Nuova Napoli”, un centro studi per contribuire a rinnovare il partito. A Napoli si avvicina una competizione elettorale che si preannuncia difficile e tutti gli uomini di partito della Democrazia Cristiana sono impegnati al massimo. L’assessore regionale ha ricevuto delle minacce e con la campagna elettorale in atto e il clima difficile che c’è in Campania, come nel resto del paese, un’auto blindata può essere importante. Pino Amato abita con la famiglia in via Chiaia 145, in un palazzo nobiliare.

Poco dopo, l’auto con dentro l’assessore regionale comincia il solito tragitto mattutino per raggiungere il palazzo della Regione, a Santa Lucia. All’altezza di vico Alabardieri, nei pressi del ristorante “Umberto”, una Fiat 500 blu blocca il traffico. Alla guida una donna che cerca di fare manovra per parcheggiare l’auto, ma non vi riesce. Anche la Fiat 131 interrompe la sua marcia verso la Regione. Poi, all’improvviso, la ragazza scende dall’auto e si avvicina a quella dove viaggia Pino Amato. Con lei anche un giovane sui 30 anni che indossa un impermeabile e occhiali scuri. La donna, invece, indossa un giubbotto scuro e porta con sé una enorme borsa. Si avvicina e scruta nella Fiat 131 guardando dritto negli occhi Pino Amato: “E’ lui, è proprio lui”. Dice con decisione. L’uomo con l’impermeabile estrae una grossa pistola con un caricatore bifilare e preme il grilletto. Spara ma non si odono rumori. L’arma, una Beretta da guerra, è stata modificata. Ha un silenziatore ricavato da un gonfiatore di bicicletta imbottito di lana di vetro. Colpisce da vicino l’assessore. Più di dieci colpi. In fronte, in una tempia, nello sterno, nell’emitorace sinistro. Un massacro. Pino Amato muore subito. L’autista è colto di sorpresa, non riesce a credere ai suoi occhi, ma trova la forza di reagire. Ha una pistola con sé, la estrae dalla cintola e spara a sua volta. La donna risponde al fuoco, ma Ciro Esposito evita il colpo. I due killer scappano in direzione di Piazza dei Martiri. Non sono soli.

Con loro si materializzano altri due complici. L’autista continua a sparare e colpisce il killer ad una gamba. Dopo il colpo barcolla, ma riesce a scappare. Viene colpito anche un passante. E’ un ingegnere, Domenico Tucci, di 78 anni, una pallottola lo colpisce alla caviglia. Intanto è scattato l’allarme. Per le strade dove si spara la gente scappa impaurita. Il killer ferito ha difficoltà a correre e perde anche sangue. Con la pistola in pugno si infila in un taxi. L’autista scappa. Cerca di metterlo in moto da solo, ma inutilmente. Poco più in là trova una “Skoda” con le chiavi inserite. Si avvia verso via Filangieri per raggiungere Piazza del Plebiscito. Forse ha un complice che lo attende.

L’allarme è scattato. Decine sono le telefonate al 113. Ormai le forze dell’ordine sanno in che direzione stanno scappando gli autori dell’omicidio. All’altezza del teatro Politeama, il killer in fuga incrocia gli altri tre complici arrivati da via Monte di Dio. Cercano di uscire dal dedalo di viuzze che corre nel cuore della Napoli antica dov’è difficile correre ad alta velocità. In piazza Trieste e Trento incrociano una “Alfetta” della Volante. I militari riconoscono l’auto dei fuggitivi. Avvisano le altre pattuglie via radio e comincia l’inseguimento. La Skoda devia per Santa Lucia, ma oramai la polizia gli sta addosso. Dall’auto dei killer di Pino Amato lanciano una bomba a mano tipo ananas, che cade proprio sul tetto della pantera che li segue. La bomba, per fortuna dei militari, non esplode. I poliziotti dall’auto sparano a loro volta raffiche di mitra nei confronti della Skoda. Feriscono nuovamente l’autista. Stavolta alla schiena e alle braccia. Viene ferito anche un passante, Bruno Vitale, di 36 anni. Dall’auto vengono lanciate altre due bombe a mano che non esplodono. La città oramai è chiusa in una morsa. Scatta il piano di emergenza stabilito dal Questore. I militari riescono a chiudere tutte le possibili vie di fuga.

La corsa dei quattro fuggitivi finisce a Santa Lucia. Li circondano decine di agenti armati pronti a fare fuoco. Non hanno più scampo gli assassini di Pino Amato. “Siamo militanti delle Brigate Rosse, ci dichiariamo prigionieri politici”. Pronunciano solo queste parole. I quattro si arrendono anche se hanno con loro un arsenale chiuso in un borsone: quattro pistole, un fucile mitragliatore, un mitra, centocinquanta cartucce e un giubbotto antiproiettile. L’uomo ferito è l’unico che dichiara subito le generalità. Si tratta di Bruno Seghetti 30 anni, romano. Gli altri tre si rifiutano di parlare. Il ferito viene trasportato all’ospedale Pellegrini e piantonato. Nello stesso ospedale viene trasportato anche Pino Amato. Ma il suo corpo è già privo di vita. La donna viene identificata dopo qualche ora. E’ Maria Teresa Romeo, di 25 anni da Avellino, moglie di Nicola Valentino, altro militante delle Br già in carcere. Gli altri due sono in possesso di carte d’identità contraffatte e non è facile risalire subito all’identità. Vengono identificati a tarda sera. Si tratta di Salvatore Colonna e Luca Nicolotti, rispettivamente di 22 e 26 anni.

Pino Amato era nato a Torino nel 1930. Si era trasferito a Napoli ancora giovanissimo cominciando la sua carriera politica nella sezione DC di Capodimonte. Cresciuto nell’Azione Cattolica, è stato per alcuni anni Direttore Amministrativo del Formez. Sposato con Mariolina Ciccarelli, dal cui matrimonio sono nati due figli, Arnaldo e Fabrizio. Si affermò come innovatore della politica e non solo a livello locale. Fautore del dialogo con il Partito Comunista, divenne punto di riferimento della corrente Andreottiana in Campania, unitamente all’onorevole Cirino Pomicino. Amico personale del ministro dell’Interno, Vincenzo Scotti, rappresentava un’alternativa ai dorotei napoletani.

La rivendicazione dell’omicidio arriva puntuale poche ore dopo l’agguato con una telefonata all’Agenzia Ansa: “Qui Brigate Rosse. Un nucleo armato dell’organizzazione ha giustiziato l’assessore regionale Dc al Bilancio e alla programmazione, Giuseppe Amato…”.

Fonte

Raffaelesardo.blogspot.it

PINO AMATO, ASSESSORE REGIONALE, UCCISO IL 19 MAGGIO DEL 1980

da Aiviter

English version

Giuseppe Amato, 49 years old, Budget Assessor of the Campania Region

On the morning of May 19, 1980, Pino Amato, the regional assessor for Budget and Planning, had just finished breakfast. For the past three days, he had been picked up by Ciro Esposito, driving a grey metallic armored Fiat 131, provided by Vincenzo Scotti, a prominent national figure of the Christian Democracy (DC) party. Amato and Scotti had formed the “Nuova Napoli” group, a study center aimed at renewing the party. With an upcoming election promising to be difficult, all DC party officials were fully engaged. Given the threats he had received and the tense climate in Campania and the rest of Italy, the armored car was deemed necessary. Pino Amato lived with his family at 145 Via Chiaia, in a noble palace.

Shortly after, the car carrying the regional assessor began its usual morning route to the Regional Palace in Santa Lucia. Near Vico Alabardieri, close to the “Umberto” restaurant, a blue Fiat 500 blocked traffic. A woman at the wheel was trying to park but couldn’t manage it. The Fiat 131 also came to a halt. Suddenly, the woman exited the car and approached the vehicle with Pino Amato. Accompanied by a young man around 30, wearing a trench coat and dark glasses, she wore a dark jacket and carried a large bag. She looked directly at Pino Amato and confirmed, “It’s him, it’s really him.” The man then pulled out a large pistol with a bifilar magazine and fired. The modified war Beretta, equipped with a silencer made from a bicycle pump stuffed with fiberglass, shot silently. More than ten bullets hit Amato in the forehead, temple, sternum, and left chest. He died immediately.

The driver, Ciro Esposito, was taken by surprise but managed to react, drawing his own pistol and firing back. The woman returned fire but missed Esposito. The two assassins fled toward Piazza dei Martiri, joined by two more accomplices. Esposito continued shooting, wounding the male killer in the leg. Another passerby, 78-year-old engineer Domenico Tucci, was hit in the ankle. The alarm was raised, and amidst the chaos, the wounded killer struggled but managed to escape, eventually hijacking a Skoda with the keys still in it.

Numerous calls alerted the police, and the chase ensued through the streets of Naples. At the Politeama Theater, the killer met his accomplices from Via Monte di Dio. The Skoda was soon identified, and an intense pursuit began, with the fugitives throwing grenades that fortunately did not explode. Police returned fire, wounding the driver again. The chase ended in Santa Lucia, where the assassins were surrounded and arrested. Declaring themselves political prisoners, they surrendered without further resistance. Among the captured were Bruno Seghetti, 30, from Rome, who was wounded, and Maria Teresa Romeo, 25, from Avellino. The others, Salvatore Colonna and Luca Nicolotti, carried forged IDs.

Giuseppe Amato, born in Turin in 1930, moved to Naples at a young age and started his political career in the DC section of Capodimonte. Having grown up in Catholic Action, he served as the administrative director of Formez. He was married to Mariolina Ciccarelli, with whom he had two sons, Arnaldo and Fabrizio. Known for his innovative political ideas, he advocated dialogue with the Communist Party and became a leading figure in the Andreottian faction in Campania, alongside Cirino Pomicino. His assassination was claimed by the Red Brigades with a phone call to the Ansa news agency: “This is the Red Brigades. An armed unit of the organization has executed the regional DC Budget Assessor, Giuseppe Amato…”












Associazione Casa della Memoria