Era il 3 gennaio 1982 quando gli “anni di piombo” sconvolsero anche la nostra tranquilla città. Una ferita che, ancor oggi, non si dimentica.
Erano le 15.45 di domenica pomeriggio, quel 3 gennaio 1982, esattamente 40 anni fa, quando otto persone, guidate da Sergio Segio, leader di Prima linea, si avvicinarono a via Mazzini, con l’intento di far saltare il muro del carcere per favorire l’evasione di alcune detenute, appartenenti all’organizzazione armata di estrema sinistra e detenute in quello che allora era il carcere cittadino.
Il commando ha lasciato le auto, rubate nei giorni precedenti e con targhe sostituite, in via Gorizia. Il piano è stato studiato a tavolino, la piantina del carcere è stata fatta arrivare loro dall’interno, dalle quattro detenute che devono evadere.
Gli otto membri del commando si appostano in punti tattici della zona: Segio e Diego Forastieri all’incrocio fra via Mazzini, via Mure Soccorso e via Mure San Giuseppe; Gianluca Frassinetti e Giulia Luisa Borelli all’incrocio fra via Mazzini e via Verdi; Rosario Schettini nella galleria Pasteur; Lucio Di Giacomo si piazza vicino all’edicola tra via Mazzini e viale Trieste per allontanare i passanti; Pasquale Avilio tra viale Trieste e via Tommaseo.
Tutta la zona, insomma, è presidiata. Il blitz è pronto a scattare: dall’interno della casa circondariale arriva il segnale convenuto, ovvero della musica e i canti delle detenute che segnalano che l’ora d’aria sta per terminare e che tra poco le stesse passeranno vicino al muro perimetrale, che separa il cortile da via Mazzini.
I terroristi, armati di pistole, mitra e fucili, scatenano un inferno di piombo: sparano verso l’alto, contro il muro di cinta costringendo così le guardie penitenziarie di sentinella a ripararsi dietro al parapetto. Tutto avviene nel giro di pochi secondi. Massimo Carfora entra in scena alla guida di un’A112 e la lascia radente al muro di cinta del carcere, poi accende la miccia dell’esplosivo appoggiato sul sedile.
Pochi istanti e un rombo assordante lacera l’aria. Una sorta di piccolo terremoto che apre una breccia di un metro e mezzo nel muro. Fumo e brandelli di pietra investono gli edifici lungo la via in un raggio di 80 metri. I vetri delle case vanno in frantumi, sette le persone che riporteranno lesioni non gravissime. Le linee telefoniche ed elettriche vanno in tilt.
I pezzi dell’A112 schizzano via come impazziti, la portiera vola a 30 metri di distanza, fino all’ingresso della galleria Pasteur, travolge Angelo Furlan, pensionato uscito a portare a spasso il suo cane. L’impatto è tremendo, l’anziano morirà pochi istanti dopo. Intanto in via Mazzini impazza la guerra.
Segio varca la breccia che si è aperta nel muro, all’interno Susanna Ronconi, Federica Meroni, Marina Premoli, Loredana Biancamano, hanno già immobilizzato le agenti della polizia penitenziaria. Evadono. Il conflitto a fuoco continua, i terroristi sparano sia contro le guardie sul muro di cinta sia contro un poliziotto che è accorso dopo aver sentito gli spari dal cinema Apollo.
Da una casa si è precipitato fuori un agente della guardia di finanza che prova a contrastare la fuga sparando con la sua pistola di ordinanza. Ma la visibilità è scarsa per il fumo dell’esplosione. A terra resteranno 68 bossoli di pistola e fucile. Gli otto “piellini” e le quattro evase scappano lungo via Gorizia. Arrivano in via Marin, dietro a via Pascoli, a due passi dalla circonvallazione, dove c’è un furgone bianco che era stato lasciato lì per la fuga. Saltano a bordo e spariscono. Il giorno dopo, l’assalto al carcere verrà rivendicato con un volantino ritrovato a Milano dal “Nucleo comunisti” in collaborazione con i “Comunisti organizzati per la liberazione proletaria” (Colp).
I soccorsi a Furlan si rivelano inutili. Sul posto, intervengono polizia e carabinieri. Partono le indagini coordinate da Dario Curtarello. Il 28 gennaio a Roma viene arrestato Pietro Mutti, esponente di Prima linea. Decide di collaborare. Nei mesi seguenti le manette si chiudono ai polsi di quasi tutti i componenti del gruppo di fuoco.
Il processo si celebra a Rovigo nel 1985. Si scopre così che l’idea di colpire il carcere rodigino era nata da Sergio Segio per far evadere la Ronconi. Segio, Forastieri, Schettini e Carfora appartengono ai Nuclei comunisti, uno dei due tronconi in cui si era divisa Prima Linea. L’altro è il Colp, di cui fanno parte Di Giacomo, Borelli, Avilio e Frassinetti.
Fonte
Polizia penitenziaria.it che riprende Rovigooggi.it
Carcere Rovigo: l’assalto con le bombe al penitenziario del 3 Gennaio 1982
Approfondimenti
Spazio70
3 gennaio 1982. L’evasione di Susanna Ronconi costa la vita al signor Furlan
La Voce di Rovigo – Polesine24.it
Quella bomba esplosa il 3 gennaio 1982
Il Gazzettino
L’assalto al carcere di 40 anni fa: «Andammo in montagna e scampammo alla bomba»
Il Resto del Carlino
“Un boato e la città piombò nel terrore”
Parla la figlia di Furlan “Non andrò a vedere il film”
MicciaCorta
Gli anni di piombo visti da Segio
Quodlibet
LA NOSTRA LIBERTÀ È COSTATA LA VITA AD UN UOMO UNA TERRIBILE FATALITÀ CHE MAI DIMENTICHERÒ
Ugo Maria Tassinari
3 gennaio 1982: l’evasione di Rovigo e quel morto per sbaglio
Wikipedia
Video
Miccia Corta. Una storia di Prima Linea
Il film
Centro Studi Livatino
LA PRIMA LINEA (2009) DI RENATO DE MARIA

da Wikipedia

da Polizia penitenziaria.it

Susanna Ronconi, da Wikipedia

Sergio Segio, da Wikipedia

Sergio Segio da Nuova Società
English version
Angelo Furlan, 64 years old, retired
It was on January 3, 1982, when the “years of lead” also disrupted our peaceful city. A wound that is still remembered today. It was 3:45 PM on Sunday afternoon, that January 3, 1982, exactly 40 years ago, when eight people, led by Sergio Segio, leader of Prima Linea, approached Via Mazzini with the intent of blowing up the prison wall to facilitate the escape of some inmates, members of the extreme-left armed organization detained in what was then the city prison.
The commando left the cars, stolen in the previous days and with replaced plates, in Via Gorizia. The plan had been carefully studied, and the prison layout was provided to them from inside by the four inmates who were to escape. The eight commando members positioned themselves at tactical points in the area: Segio and Diego Forastieri at the intersection of Via Mazzini, Via Mure Soccorso, and Via Mure San Giuseppe; Gianluca Frassinetti and Giulia Luisa Borelli at the intersection of Via Mazzini and Via Verdi; Rosario Schettini in the Pasteur gallery; Lucio Di Giacomo near the newsstand between Via Mazzini and Viale Trieste to keep passersby away; Pasquale Avilio between Viale Trieste and Via Tommaseo.
The entire area was thus under surveillance. The blitz was ready to start: from inside the prison, the agreed signal came, that is, the music and singing of the inmates indicating that the yard time was about to end and that soon they would pass near the perimeter wall separating the courtyard from Via Mazzini.
The terrorists, armed with pistols, submachine guns, and rifles, unleashed a hail of bullets: they shot upwards and against the perimeter wall, forcing the prison guards on watch to take cover behind the parapet. Everything happened in a matter of seconds. Massimo Carfora entered the scene driving an A112, parked it close to the prison wall, then lit the fuse of the explosive placed on the seat.
In a few moments, a deafening roar tore through the air. A sort of small earthquake that created a one-and-a-half-meter breach in the wall. Smoke and stone fragments hit buildings along the street within an 80-meter radius. The windows of houses shattered, and seven people sustained non-serious injuries. The telephone and electrical lines went down.
The pieces of the A112 flew away wildly, with the door flying 30 meters away, up to the entrance of the Pasteur gallery, hitting Angelo Furlan, a retiree who had come out to walk his dog. The impact was tremendous; the elderly man died a few moments later. Meanwhile, chaos reigned on Via Mazzini.
Segio crossed the breach in the wall; inside, Susanna Ronconi, Federica Meroni, Marina Premoli, and Loredana Biancamano had already immobilized the prison guards. They escaped. The gunfight continued, with the terrorists firing both at the guards on the wall and at a policeman who had rushed over after hearing the gunshots from the Apollo cinema.
A financial police officer rushed out of a house and tried to counter the escape by firing his service pistol. But visibility was poor due to the explosion’s smoke. Sixty-eight pistol and rifle casings were found on the ground. The eight Prima Linea members and the four escaped inmates fled along Via Gorizia. They reached Via Marin, behind Via Pascoli, a few steps from the ring road, where a white van was waiting for their escape. They jumped in and disappeared. The next day, the prison assault was claimed with a leaflet found in Milan by the “Nucleo Comunisti” in collaboration with the “Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria” (Colp).
Attempts to help Furlan were futile. Police and carabinieri intervened on the spot. Investigations coordinated by Dario Curtarello began. On January 28, in Rome, Pietro Mutti, a member of Prima Linea, was arrested. He decided to collaborate. In the following months, almost all members of the attack group were arrested.
The trial was held in Rovigo in 1985. It was revealed that the idea of attacking the Rovigo prison originated from Sergio Segio to facilitate Ronconi’s escape. Segio, Forastieri, Schettini, and Carfora belonged to the Nuclei Comunisti, one of the two factions into which Prima Linea had split. The other was Colp, which included Di Giacomo, Borelli, Avilio, and Frassinetti.