Sordi e i suoi boys preparano nuovi disarmamenti di poliziotti. Inizialmente il colpo è stato pensato insieme a Soderini e Belsito, ma il «Roscio», come viene chiamato Sordi, è un tipo fumantino, e un paio di giorni prima litiga con entrambi. Così chiama a raccolta i suoi ragazzi e chiede aiuto a Cavallini, che non si tira indietro.
La scelta ricade su una coppia di agenti in divisa che stazionano sempre in via Val di Cogne 22, zona Montesacro. I Nar non si preoccupano neppure di informarsi sul motivo per cui quegli agenti stiano lì, né di capire chi o cosa stiano presidiando. Sarà un errore fatale. Nel tardo pomeriggio del 24 giugno si parte: l’appuntamento è davanti al bar Motta di viale Libia. Su un Vespone 125, appena rubato, arrivano due boys scelti da Sordi per partecipare all’azione, una sorta di premio sul campo. Si tratta di Vittorio Spadavecchia e Pierfrancesco Vito. Poco dopo, su una Golf, arrivano Sordi e Cavallini. L’auto è quella che da mesi utilizza Roberto Nistri. Qualche giorno prima Zani, che in questo periodo è a Roma, gli ha chiesto di prestargliela. Nistri si è raccomandato: «Non usarla per qualche azione perché mezza Roma sa che la uso io». Zani lo rassicura, ma poi, quando Cavallini gliela chiede, non sa dirgli di no.
I quattro si scambiano i mezzi. Sordi e Cavallini montano sul Vespone, Vito e Spadavecchia sulla Golf. I due boys resteranno di copertura, mentre i due Nar disarmeranno gli agenti.
Arrivati davanti ai due poliziotti, Sordi, che è alla guida, rallenta, Cavallini scende e si avvicina agli agenti, mentre il «Roscio» prosegue per parcheggiare la Vespa. Poi raggiunge Cavallini.
Comincia l’azione. Sordi tira fuori una 357 Magnum e intima ai poliziotti di non muoversi. Ma questi hanno una reazione imprevista e si mettono a correre in due direzioni diverse. L’agente Antonio Galluzzo, purtroppo, va proprio verso Cavallini, che gli spara contro sei colpi, uccidendolo, mentre Sordi fa fuoco contro l’altro agente, Giuseppe Pillon, colpendolo al gluteo.
Ma non è finita. Perché, mentre Cavallini si impossessa dell’M12 di Galluzzo, dal bar di fronte si è subito affacciato un altro agente, Giuseppe Crisci, che aveva appena staccato ed era stato sostituito da Galluzzo. Crisci si rende immediatamente conto di quello che sta accadendo e spara contro Cavallini e Vito, che nel frattempo è sceso dalla Golf. L’agente spara dieci colpi, ma Cavallini gli risponde con l’M12 di Galluzzo e lui è costretto a ripararsi nel locale.
A questo punto accade un altro imprevisto. La postazione presidiata dagli agenti, infatti, è in realtà la sede diplomatica dell’Olp in Italia. Così, dagli uffici del primo piano, le guardie del corpo palestinesi si affacciano alle finestre e cominciano a sparare a loro volta contro i Nar. Vito punta l’M12 contro di loro e fa partire una raffica, mentre Sordi e Cavallini salgono sul Vespone e scappano. Intanto Spadavecchia, preso dal panico, si toglie i pantaloni restando in mutande e si mette a correre, senza agitarsi, spacciandosi per un passante che fa jogging. A quel punto, Vito rimonta sulla Golf e scappa via a sua volta. Ancora una volta un disarmamento è finito in tragedia.
Per di più con risvolti di politica internazionale, perché tutti – polizia, magistrati e giornalisti – crederanno che i Nar fossero a conoscenza del fatto che gli agenti presidiavano l’ambasciata dell’Olp e che quindi abbiano at-taccato questa postazione perché antipalestinesi e amici degli israeliani e dei falangisti libanesi, dai quali, peraltro, alcuni di loro, a cominciare da Sordi, si erano addestrati l’anno prima. Addirittura si ipotizzerà che i Nar volessero uccidere Nemer Hammad, l’uomo di Arafat a Roma, magari su incarico di mandanti internazionali…
E invece, come abbiamo visto, niente di tutto questo. Tanto che due giorni dopo i Nar saranno costretti a precisare, in una telefonata alla redazione milanese dell’Ansa:
Nella mattinata in cui vengono celebrati a Roma i funerali dell’agente Antonio Galluzzo, i Nar rivendicano ufficialmente l’attentato. Non vole-vamo assolutamente colpire il rappresentante dell’Olp. La vendetta per il camerata Vale continua.
Le indagini della Digos della Questura di Roma permisero, in meno di una settimana, di arrestare due degli autori dell’omicidio che, a seguito dei vari gradi di giudizio, nel 1988 furono condannati: Gilberto Cavallini e Walter Sordi alla pena dell’ergastolo, mentre Vittorio Spadavecchia e Pierfrancesco Vito coinvolti nel grave attentato furono condannati rispettivamente a 14 e 10 anni di reclusione.
Fonti
FascinAzione
24 giugno 1982: i Nar all’assalto dell’Olp. No, solo un disarmo sbagliato
Questure.poliziadistato.it

da Cadutipolizia.it

da FascinAzione
English vdersion
Antonio Galluzzo, 24 years old, State Police Officer
Sordi and his “boys” planned new disarmaments of police officers. Initially, the operation was organized with Soderini and Belsito, but “Roscio” (Sordi’s nickname) got into an argument with both a couple of days before. He then gathered his men and asked for help from Cavallini, who agreed to assist.
The target was a pair of uniformed officers who regularly stationed at Via Val di Cogne 22 in the Montesacro area. The NAR didn’t bother to find out why the officers were there or who or what they were guarding. This oversight proved fatal. On the late afternoon of June 24, they set off, meeting in front of the Motta bar on Viale Libia. Two of Sordi’s chosen participants, Vittorio Spadavecchia and Pierfrancesco Vito, arrived on a recently stolen Vespone 125. Shortly after, Sordi and Cavallini arrived in a Golf, a car Roberto Nistri had been using for months. A few days earlier, Zani, who was in Rome at the time, had borrowed the car from Nistri, who had warned him not to use it for any actions as many people knew it was his. Zani reassured him but couldn’t refuse Cavallini’s request later.
The four switched vehicles. Sordi and Cavallini got on the Vespone, while Vito and Spadavecchia took the Golf. Vito and Spadavecchia would provide cover while Sordi and Cavallini disarmed the officers.
Upon reaching the officers, Sordi slowed the Vespone, Cavallini got off and approached the officers while “Roscio” parked the Vespa and joined Cavallini. The operation began. Sordi pulled out a .357 Magnum and ordered the officers not to move. However, the officers unexpectedly ran in different directions. Officer Antonio Galluzzo ran towards Cavallini, who fired six shots, killing him, while Sordi shot at the other officer, Giuseppe Pillon, hitting him in the buttock.
The chaos continued as Cavallini took Galluzzo’s M12. Another officer, Giuseppe Crisci, who had just been replaced by Galluzzo and was at the bar across the street, immediately responded. Crisci fired ten shots, but Cavallini returned fire with Galluzzo’s M12, forcing Crisci to take cover inside.
Another unexpected twist occurred. The station the officers were guarding was the diplomatic headquarters of the PLO in Italy. Palestinian bodyguards from the office windows began firing at the NAR members. Vito aimed the M12 at them and fired a burst while Sordi and Cavallini escaped on the Vespone. Spadavecchia, panicking, took off his pants, ran in his underwear pretending to be a jogger. Vito then got back into the Golf and fled as well. The disarmament attempt ended in tragedy.
The incident had international political implications, with police, magistrates, and journalists assuming the NAR knew the officers were guarding the PLO embassy and attacked due to anti-Palestinian sentiments. There were even speculations that the NAR intended to kill Nemer Hammad, Arafat’s representative in Rome, on behalf of international agents. However, this was not the case, as clarified by the NAR in a phone call to the ANSA Milan office two days later:
On the morning of Antonio Galluzzo’s funeral in Rome, the NAR officially claimed responsibility for the attack, stating: “We did not intend to target the PLO representative. The revenge for our comrade Vale continues.”
The Digos of the Rome Police Headquarters managed to arrest two of the perpetrators within a week. After various legal proceedings, in 1988, Gilberto Cavallini and Walter Sordi were sentenced to life imprisonment, while Vittorio Spadavecchia and Pierfrancesco Vito were sentenced to 14 and 10 years in prison, respectively, for their involvement in the serious attack.