Antonio Ammaturo, dopo essersi laureato in legge, vinse un concorso per entrare nella magistratura italiana, tuttavia i suoi interessi erano orientati alla Polizia di Stato, dove entrò come funzionario nel 1955. Dopo aver frequentato la Scuola superiore di polizia venne assegnato alla questura di Bolzano ed in seguito ad Avellino dove arresta l’assassino di un carabiniere, a Benevento, e a Potenza, dove si distinse nelle operazioni di contrasto al racket della prostituzione. Nel solo anno 1973 viene promosso tre volte, raggiungendo il grado di primo dirigente della squadra mobile, venendo poi promosso vice questore e vice questore aggiunto e trasferito a Frosinone e poi a Napoli, in commissariati: Vomero, Fuorigrotta, Torre del Greco, Capri, Torre Annunziata. Prestò poi servizio presso il commissariato di Giugliano in Campania, ma con l’arresto del boss della camorra cittadina Alfredo Maisto viene trasferito in Calabria. A Gioia Tauro arresta 6 latitanti in una sola notte. A Siderno sequestra un grosso carico di sigarette nascosto in un cimitero. Il suo impegno e le sue doti vengono premiate. Ad Ottaviano arresta Roberto Cutolo, il figlio del boss della camorra Raffaele Cutolo, mentre era in corso una riunione tra camorristi nel locale Castello mediceo.
Verrà ucciso dalle Brigate Rosse a Napoli, sotto casa sua, in piazza Nicola Amore, il 15 luglio 1982 insieme all’agente Pasquale Paola. Quel giorno era appena uscito dalla propria abitazione per recarsi in Questura con l’auto di servizio guidata dall’agente scelto Pasquale Paola quando due uomini, scesi da una vettura, aprirono il fuoco contro l’auto, assassinandone gli occupanti. Gli autori del fatto risultarono appartenere alle Brigate Rosse. I membri del commando ed esecutori dell’omicidio furono i brigatisti Vincenzo Stoccoro, Emilio Manna, Stefano Scarabello, Vittorio Bolognesi e Marina Sarnelli, i quali verranno poi condannati all’ergastolo.
I mandanti dell’omicidio invece non sono mai stati identificati con chiarezza. Dietro il suo omicidio si cela una storia di intrighi legati al rapimento e al rilascio misterioso del politico Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse, un rilascio che vide la partecipazione di Raffaele Cutolo, dei servizi segreti e di personaggi politici.
In base agli elementi emersi nell’istruttoria del giudice Carlo Alemi, si può ritenere che Cutolo avesse chiesto, “l’annientamento di sbirri nel territorio” come ulteriore elemento di scambio nelle trattative per liberare Cirillo. Questo appare anche dalle dichiarazioni del brigatista Riccardo Buzzatti. Sul vicequestore Ammaturo vi sarebbe stato un duplice movente: da una parte la necessità di fermare le ricerche del poliziotto nelle indagini sulle collusioni fra Dc e camorra, e dall’altro una reazione di Cutolo agli arresti effettuati (in particolare nel blitz del settembre 1981, quando viene arrestato il figlio del boss della camorra, Roberto Cutolo). Il pentito di camorra Giovanni Pandico, effettivamente riporta la volontà di Cutolo in un legame di convenienza fra associazioni criminali con le Brigate Rosse:
«Nel gennaio/febbraio 1982 vi fu un incontro… una sera di tale periodo… venne Cutolo tutto infuriato e disse che tra gli attentati che avrebbero dovuto essere rivendicati… avrebbe dovuto esserci anche quello del vicequestore Antonio Ammaturo. (…) Devo aggiungere che Cutolo, quando mi parlò della sua decisione di far uccidere Ammaturo, mi dice anche che l’operazione sarebbe dovuta apparire all’esterno come concordato tra la Nco e le BR, ciò allo scopo di dimostrare ai brigatisti del centro l’accordo esistente a Napoli con i brigatisti locali. Cutolo aveva anche deciso che se i brigatisti non fossero stati identificati subito, la paternità dell’omicidio sarebbe stata rivendicata dalla Nco.»
Fonte
Wikipedia
Approfondimenti
Ugo Maria Tassinari
15 luglio 1982: le Br – Partito guerriglia uccidono il capo della Mobile di Napoli Antonio Ammaturo
Robigreco.wordpress
ANFP
OMICIDIO AMMATURO: GUARDIA ALTA SU CONVERGENZE TRA EVERSIONE E CRIMINALITA’
La Nazione
Delitto Ammaturo, un pratese racconta le ombre di un mistero irrisolto
DIRE
Delitto Ammaturo, in un libro nuova luce sui mandanti
Il Riformista
vivi.livera.it
Italia Notizie
Delitto Ammaturo a Napoli, dopo 40 anni il caso potrebbe essere riaperto
Video
Rai Play
Telefono gialloIl delitto Ammaturo

Antonio Ammaturo da Vivilibera.it

Pasuqale Paola da Aiviter

da AFNP
English version
Antonio Ammaturo, 57 years old, Head of the Mobile Squad
Pasquale Paola, 32 years old, State Police Officer
Antonio Ammaturo, after earning a law degree, won a competition to join the Italian judiciary. However, his interests were oriented toward the State Police, where he joined as an officer in 1955. After attending the Higher Police School, he was assigned to the Bolzano police headquarters and later to Avellino, where he arrested the killer of a carabiniere, and to Benevento and Potenza, where he distinguished himself in operations against the prostitution racket. In 1973 alone, he was promoted three times, reaching the rank of first director of the mobile squad, then vice commissioner, and assistant vice commissioner, with transfers to Frosinone and then Naples, in commissariats: Vomero, Fuorigrotta, Torre del Greco, Capri, and Torre Annunziata. He also served at the Giugliano in Campania police station, but after arresting local Camorra boss Alfredo Maisto, he was transferred to Calabria. In Gioia Tauro, he arrested six fugitives in one night. In Siderno, he seized a large shipment of cigarettes hidden in a cemetery. His commitment and skills were recognized. In Ottaviano, he arrested Roberto Cutolo, son of Camorra boss Raffaele Cutolo, during a meeting of Camorristi at the local Medici Castle.
He was killed by the Red Brigades in Naples, near his home in Piazza Nicola Amore, on July 15, 1982, together with officer Pasquale Paola. That day, he had just left his home to go to the police headquarters in a service car driven by Pasquale Paola when two men got out of a car and opened fire, killing them both. The attackers were members of the Red Brigades. The executioners were brigatists Vincenzo Stoccoro, Emilio Manna, Stefano Scarabello, Vittorio Bolognesi, and Marina Sarnelli, who were later sentenced to life imprisonment.
The masterminds behind the murder have never been clearly identified. The assassination is linked to intrigues surrounding the kidnapping and mysterious release of politician Ciro Cirillo by the Red Brigades, a release involving Raffaele Cutolo, secret services, and political figures.
According to evidence in the investigation by Judge Carlo Alemi, Cutolo had requested the “annihilation of cops in the territory” as part of the negotiations for Cirillo’s release. This is supported by statements from brigatist Riccardo Buzzatti. There were two motives for targeting Ammaturo: to halt his investigations into the collusion between the Christian Democrats and the Camorra, and retaliation for arrests made (notably the September 1981 blitz that captured Roberto Cutolo, the boss’s son). The Camorra informant Giovanni Pandico confirmed Cutolo’s intentions, describing a mutually beneficial relationship between criminal organizations and the Red Brigades:
“In January/February 1982, there was a meeting… one evening during this period… Cutolo came in furious and said that among the attacks to be claimed… there should also be the one on Vice Commissioner Antonio Ammaturo. (…) I must add that when Cutolo spoke to me about his decision to kill Ammaturo, he also said that the operation should appear externally as an agreement between the NCO and the Red Brigades, to demonstrate to the central brigatists the existing agreement in Naples with local brigatists. Cutolo had also decided that if the brigatists were not immediately identified, the NCO would claim responsibility for the murder.”