21 Ottobre 1982: Durante una rapina i brigatisti rossi uccidono barbaramente le due guardie giurate Sebastiano D'Alleo e Antonio Pedio

Torino

Sebastiano D’Alleo, 27 anni, guardia giurata
Antonio Pedio, 26 anni, guardia giurata

La Rapina al Banco di Napoli a Torino

La mattina del 21 ottobre 1982, un commando composto da cinque brigatisti (Clotilde Zucca, Marcello Ghiringhelli, Antonio Chiocchi, Francesco Pagani Cesa e Teresa Scinica) compì una rapina per autofinanziamento in una filiale del Banco di Napoli, in via Domodossola 21 a Torino.

Quattro rapinatori, fingendosi clienti, entrarono nella banca e, col pretesto di aprire un conto, ottennero di parlare per qualche minuto col direttore; effettuato il sopralluogo, uscirono dall’agenzia, scambiarono informazioni con il quinto che fungeva da palo esterno e disarmarono le due guardie giurate poste all’esterno, quindi rientrarono portando le guardie con sé e si fecero consegnare 7 milioni di lire.

Al termine della rapina, i brigatisti fecero inginocchiare le due guardie giurate della Mondialpol, Antonio Pedio (di 26 anni, pugliese) e Sebastiano D’Alleo (di 27 anni), e le uccisero a sangue freddo con un colpo alla nuca, apostrofandoli con “Bastardi, è una lezione per gli schiavi del padrone” in risposta alle loro implorazioni e quindi fuggirono su due automobili.

Sui loro corpi venne gettato uno striscione rosso con la scritta “Brigate Rosse la campagna Peci continua. Individuare ed annientare gli agenti della controrivoluzione infiltrata nel movimento rivoluzionario. Liquidare il progetto della dissociazione, resa e infiltrazione. Consolidare ed espandere il sistema del potere rosso. Costruire 10-100-1000 O.M.R.”. Accanto ai loro corpi vennero fatti ritrovare anche alcuni volantini di rivendicazione e due copie di una risoluzione strategica di 14 pagine in cui si dichiarava come la spietata esecuzione fosse una risposta brigatista, della colonna torinese, con evidente forte impatto mediatico, al pentimento e alla collaborazione di una ex terrorista, Natalia Ligas (definita “infame infiltrata dei Carabinieri”[5]), che avevano prodotto arresti e scoperte di covi brigatisti. Il 14 ottobre 1982 la Ligas, vicina alle posizioni del Partito della Guerriglia delle BR, quello diretto da Giovanni Senzani, era stata arrestata alla stazione Porta Nuova di Torino. La terminologia di “campagna Peci” faceva riferimento a Roberto Peci, rapito e ucciso dai brigatisti, come rappresaglia per le confessioni alle forze dell’ordine fatte dal suo fratello Patrizio Peci, uno dei più importanti brigatisti pentiti.

Il 24 ottobre, con una telefonata ai giornali torinesi Tuttosport e Gazzetta del popolo, venne indicato un cestino dei rifiuti contenenti dei ciclostili con contenuto simile a quelli lasciati nella banca dopo la rapina. L’11 novembre, agli uffici milanese de L’Espresso pervenne un volantino che escludeva ogni atto delazionista da parte della Ligas e attribuiva la rapina ai servizi segreti e metteva in discussione la legge sui pentiti, e il 12 novembre arrivava alla sede milanese di La Repubblica un volantino in cui veniva condannata “l’efferata strage compiuta da sedicenti appartenenti alle OCC (Organizzazioni Comuniste Combattenti)” e, indicando in Chiocchi e compagni le responsabilità del fatto di sangue, concludeva che costoro dovevano essere indagati internamente all’organizzazione e “se riconosciuti colpevoli verranno condannati a morte per tradimento e deviazionismo”.

Questo episodio, al di là della veridicità degli addebiti alla Ligas (che ha sempre smentito in ogni possibile occasione il proprio ruolo in quella catena di interventi delle forze dell’ordine, e che un'”inchiesta interna” brigatista in carcere ha subito riconosciuto come non responsabile), si inscrive quindi in una resa dei conti tra frazioni del movimento terrorista e costituì anche un punto di svolta della teoria e della pratica brigatiste, sintetizzato in un documento elaborato nel carcere di Palmi e pubblicato nel gennaio del 1983. In esso si dichiarava concluso il processo rivoluzionario cominciato nel 1970, ma non superata la necessità del ricorso alla lotta armata.

Gli autori della rapina vennero catturati nella notte del 12 novembre 1982 a Frabosa Soprana, in un’abitazione sita in via Cantone 15, e a Torino, in un appartamento ubicato al secondo piano di via Goffredo Casalis 15, nel quartiere di Cit Turin.

Processo

I cinque brigatisti vennero condannati all’ergastolo il 16 ottobre 1984 dalla terza Corte d’Assise di Torino; alla stessa pena venne condannata anche Flavia Nicolotti, che non partecipò alla rapina, ma venne ritenuta colpevole e come consenziente e partecipante alla pianificazione dell’azione. La Nicolotti, l’anno seguente, verrà assolta per insufficienza di prove dalla Corte d’Appello.

Nel marzo 2008 Clotilde Zucca ottenne la libertà vigilata, suscitando forti polemiche da parte dei colleghi delle vittime e dei loro familiari.

Nel 1997 Teresa Scinica partecipa come intervistata al documentario Donne e uomini delle Brigate Rosse, e rimarrà uccisa nel 2015 dalla propria auto in un incidente per cui la procura di Avezzano aprirà un’inchiesta.

Fonte

Wikipedia

Rapina brigatista al Banco di Napoli a Torino

Approfondimenti

Ugo Maria Tassinari

21 ottobre 1982: il Partito guerriglia uccide a Torino due vigilanti

La Stampa

Terrorismo, “Non chiedeteci di perdonare”

SEbastiano D'Alleo, da Aiviter

Antonio Pedio, da Aiviter

da Comune di Torino

English version

Sebastiano D’Alleo, 27 years old, security guard

Antonio Pedio, 26 years old, security guard

The Robbery at Banco di Napoli in Turin

On the morning of October 21, 1982, a commando composed of five members of the Red Brigades (Clotilde Zucca, Marcello Ghiringhelli, Antonio Chiocchi, Francesco Pagani Cesa, and Teresa Scinica) carried out a self-financing robbery at a branch of the Banco di Napoli, located at Via Domodossola 21 in Turin.

Four robbers, pretending to be customers, entered the bank and, under the pretext of opening an account, managed to speak with the director for a few minutes. After surveying the area, they left the branch, exchanged information with the fifth member acting as an outside lookout, and disarmed the two security guards stationed outside. They then re-entered the bank, bringing the guards with them, and demanded 7 million lire.

At the end of the robbery, the brigadists forced the two Mondialpol security guards, Antonio Pedio (26 years old, from Apulia) and Sebastiano D’Alleo (27 years old), to kneel and executed them with a shot to the back of the head, responding to their pleas with “Bastards, this is a lesson for the slaves of the master,” before fleeing in two cars.

A red banner with the inscription “Red Brigades the Peci campaign continues. Identify and annihilate the agents of the counter-revolution infiltrated into the revolutionary movement. Liquidate the project of dissociation, surrender, and infiltration. Consolidate and expand the system of red power. Build 10-100-1000 O.M.R.” was thrown over their bodies. Alongside their bodies, claim flyers and two copies of a 14-page strategic resolution were found, declaring the ruthless execution as a response by the Turin column of the Red Brigades to the repentance and collaboration of a former terrorist, Natalia Ligas (referred to as an “infamous infiltrator of the Carabinieri”), which had led to arrests and the discovery of Red Brigades hideouts. On October 14, 1982, Ligas, close to the positions of the Red Brigades’ Party of the Guerrilla led by Giovanni Senzani, was arrested at the Porta Nuova station in Turin. The term “Peci campaign” referred to Roberto Peci, kidnapped and killed by the brigadists in retaliation for the confessions to the authorities by his brother Patrizio Peci, one of the most important repentant brigadists.

On October 24, with a phone call to the Turin newspapers Tuttosport and Gazzetta del Popolo, a trash bin containing leaflets similar to those left in the bank after the robbery was indicated. On November 11, a leaflet was received at the Milan offices of L’Espresso, excluding any act of betrayal by Ligas and attributing the robbery to secret services, questioning the law on repentants. On November 12, another leaflet was received at the Milan office of La Repubblica, condemning the “heinous massacre carried out by self-proclaimed members of the OCC (Communist Combat Organizations)” and, indicating Chiocchi and his companions as responsible for the bloodshed, concluded that they should be investigated internally within the organization and “if found guilty, they will be sentenced to death for treason and deviationism.”

This episode, regardless of the veracity of the charges against Ligas (who always denied her role in that chain of law enforcement interventions, and whom an internal brigadist inquiry in prison quickly recognized as not responsible), is therefore part of a reckoning between factions of the terrorist movement and also marked a turning point in the theory and practice of the Red Brigades, summarized in a document elaborated in the Palmi prison and published in January 1983. It declared the revolutionary process that began in 1970 concluded, but did not overcome the need for armed struggle.

The authors of the robbery were captured on the night of November 12, 1982, in Frabosa Soprana, in a house on Via Cantone 15, and in Turin, in an apartment on the second floor of Via Goffredo Casalis 15, in the Cit Turin neighborhood.

Trial

The five brigadists were sentenced to life imprisonment on October 16, 1984, by the Third Court of Assizes of Turin; the same sentence was given to Flavia Nicolotti, who did not participate in the robbery but was deemed guilty and consenting to the planning of the action. Nicolotti was acquitted the following year by the Court of Appeal due to insufficient evidence.

In March 2008, Clotilde Zucca obtained parole, causing strong controversy among the victims’ colleagues and their families.

In 1997, Teresa Scinica participated as an interviewee in the documentary “Women and Men of the Red Brigades,” and she was killed in 2015 in an accident involving her own car, for which the Avezzano prosecutor’s office opened an investigation.

















Associazione Casa della Memoria