2 Febbraio 1983: Autonomia Operaia uccide Paolo Di Nella, studente del Fronte della Gioventù

Roma

Paolo Di Nella, 20 anni, studente

Di Nella aveva deciso che il 2 febbraio sarebbe partita una nuova iniziativa politica del Fronte della Gioventù nel quartiere Trieste-Salario parte della campagna per l’acquisizione pubblica di Villa Chigi, una villa del Settecento con annesso parco, al fine di renderla un centro socio-culturale. L’iniziativa prevedeva una raccolta di firme e una campagna di affissioni. La prima affissione, il pomeriggio del 2 febbraio, fu interrotta sul nascere da un controllo dei Carabinieri, che ne impedirono il proseguimento. Di Nella decise allora di ripetere l’affissione in serata, verso le 22:00, e si fece accompagnare da un’amica, Daniela Bertani.

Attaccò molti manifesti nella zona e durante le operazioni si notò il ripetuto passaggio di un motorino con due persone a bordo. Giunto in viale Libia, alle ore 00:45, scese dalla sua auto per affiggere dei manifesti su un tabellone al centro della strada, mentre Daniela Bertani lo aspettava in auto. Due giovani erano apparentemente in attesa di un autobus alla fermata Atac della linea 38 (anche se a quell’ora gli autobus non passavano più). Secondo quanto riportato dalla Digos, uno dei due senza parlare si avvicinò a Di Nella sferrandogli un solo colpo alla tempia con un oggetto contundente, probabilmente un grosso manganello o una spranga di ferro. Gli aggressori poi fuggirono a piedi, imboccando via Lago Tana che porta nel cuore del quartiere Africano. Di Nella si piegò sulle gambe e subito si rialzò. Bertani gli si avvicinò chiedendogli se stesse male e Di Nella negò, dopo di che l’amica lo accompagnò a piazza Vescovio, dove c’era una fontanella, per lavare la ferita sanguinante dietro l’orecchio. L’amica gli prestò dei fazzoletti per tamponare l’emorragia. Di Nella si fece riaccompagnare a casa dalla ragazza, facendole promettere che non avrebbe raccontato a nessuno l’episodio. Rientrato a casa in Corso Trieste verso l’una e mezza, si lavò i capelli, poi si sdraiò nella camera della sorella (più vicina al bagno).

I genitori furono svegliati dai suoi lamenti e Paolo chiese una borsa per il ghiaccio e riferì alla madre di rischiare il trauma cranico, a quel punto venne chiamato il medico di famiglia che ne dispose il ricovero e l’ambulanza lo trasportò al Policlinico Umberto I, dove arrivò alle ore 4:00 già in coma. Dal giorno dopo i suoi amici lo vegliarono per 7 giorni nella corsia del nosocomio. Durante la degenza, il 4 febbraio il Sindaco di Roma, Ugo Vetere, corse in ospedale e deplorò l’accaduto; il 5 febbraio il Presidente della Repubblica Sandro Pertini si recò anch’egli a trovare Di Nella in ospedale in visita privata, e gli fu comunicato che il coma era irreversibile. Successivamente ebbe un breve colloquio con i familiari. L’agonia di Di Nella terminò il 9 febbraio alle 20:05, quando morì senza avere mai ripreso conoscenza. Il fatto suscitò reazioni di solidarietà. Giuliano Ferrara il 6 febbraio scrisse su Repubblica: “Abbiamo i titoli per dire che per noi questa non è la morte di un fascista, ma la morte di un uomo. E di più: di dire che se questo scelse di dirsi fascista e concepì per la sua vita futura di vivere da fascista, ebbene, aveva il diritto di scegliere e di vivere così.” Arrivò anche un telegramma dal segretario del PCI, Enrico Berlinguer, ai familiari, che condannava fermamente l’agguato: «La morte del vostro giovanissimo Paolo, vittima di un’aggressione disumana, che ha scosso e sdegnato ogni coscienza civile, suscita anche il commosso compianto dei comunisti. Vi preghiamo di accogliere le nostre condoglianze e la nostra solidarietà. Enrico Berlinguer».

Dopo il decesso furono avviate indagini ed eseguite alcune perquisizioni nei confronti di ambienti dell’estrema sinistra del quartiere Africano. Il 14 febbraio un volantino di rivendicazione dell’agguato, firmato da Autonomia Operaia, fu ritrovato in una cabina telefonica proprio a piazza Gondar dopo una telefonata anonima al 113. Tra i sospettati finirono Corrado Quarra e Luca Baldassarre, militanti di Autonomia Operaia della zona. Quarra e Baldassarre, accortisi di essere controllati, si resero irreperibili. Sfuggirono a un primo arresto in una casa di Vetralla in cui la Polizia fece irruzione trovando ancora il latte della colazione caldo. Quarra fu poi fermato il 2 agosto in un normale posto di controllo a Roma, in piazza Risorgimento, il 2 agosto 1983. Il 4 agosto Daniela Bertani riconobbe Quarra nel confronto come la persona che avrebbe colpito Di Nella alla testa. Il sostituto procuratore Santacroce emise un mandato di cattura e il Tribunale della Libertà convalidò l’arresto.

La Bertani fu riconvocata per un secondo riconoscimento il 4 novembre 1983, ma sbagliò il riconoscimento del secondo indiziato, Luca Baldassarre, ponendo di fatto fine all’indagine. Il giudice ritenne infatti che, avendo sbagliato il secondo riconoscimento, avrebbe potuto aver sbagliato anche il primo. Il 29 dicembre il giudice istruttore Vitaliano Calabria, firmò l’ordine di scarcerazione di Corrado Quarra. Le indagini furono chiuse il 21 aprile 1986 con il proscioglimento di Quarra.

In una conferenza stampa tenutasi nel trentennale della morte di Paolo Di Nella, l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno, amico di Di Nella, presentò un dossier su alcune anomalie dell’indagine, riprendendo anche alcune questioni sollevate da Corrado Augias, il quale nel 1989 aveva dedicato al caso una puntata della trasmissione Telefono giallo. Augias aveva scritto sul Venerdì di Repubblica nel 1989: “Alla fine di dicembre del 1983 Quarra viene scarcerato. Due anni e mezzo dopo, aprile 1986, arriva il proscioglimento definitivo della sentenza istruttoria per non aver commesso il fatto. Così, dopo sei anni, gli assassini di Paolo Di Nella son ancora in libertà. Molti li conoscono ma finora nessuno ha parlato.”

I dubbi di Augias furono ripresi e l’autore si spiegò: “Nel decreto di scarcerazione di Corrado Quarra, emesso il 29 dicembre 1983, il giudice istruttore Vitaliano Calabria, riguardo alla ricognizione del secondo soggetto da riconoscere (il sospettato era tale Luca Baldassarre) rileva che tale Roberto Ferretti, ossia il soggetto riconosciuto da Daniela Bertani nel corso della ricognizione effettuata il 4 novembre 1983, era lì presente fra i soggetti da riconoscere su invito della difesa di Baldassarre. In realtà non è così. Ferretti, infatti, dopo essere stato indicato positivamente nel corso della ricognizione da parte della Bertani, verrà sottoposto a interrogatorio e, preso da comprensibili timori, confesserà di aver partecipato all’atto ricognitivo non su invito della difesa del Baldassarre, ma su indicazione del gruppo familiare di Quarra e cioè del giovane già tratto in arresto. Il giudice quindi, nel decreto di scarcerazione di Quarra, omise di rilevare questo importante dettaglio rivelato da Ferretti e cioè che era stato portato al riconoscimento non perché somigliante a Baldassarre, ma perché somigliante proprio a Quarra”. La Bertani ha sempre dichiarato di essersi sbagliata perché era convinta di dover riconoscere nuovamente Quarra e non il secondo indiziato. Alemanno chiese la riapertura del caso.

Fonte

Wikipedia

Omicidio di Paolo Di Nella

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Telefono gialloL’omicidio di Paolo Di Nella

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Le signore in giallo. Paolo Di Nella

da Wikipedia

English version

Paolo Di Nella, 20 years old, student

Di Nella decided that on 2 February a new political initiative by the Fronte della Gioventù would start in the Trieste-Salario neighborhood as part of the campaign for the public acquisition of Villa Chigi, an 18th-century villa with an adjoining park, to turn it into a socio-cultural center. The initiative involved a petition and a poster campaign. The first posting, on the afternoon of 2 February, was interrupted at the outset by a check from the Carabinieri, who prevented its continuation. Di Nella then decided to repeat the posting in the evening, around 10:00 PM, and was accompanied by a friend, Daniela Bertani.

He put up many posters in the area and during the operations, a moped with two people on board was repeatedly seen passing by. Arriving at Viale Libia at 12:45 AM, he got out of his car to post some posters on a billboard in the middle of the street, while Daniela Bertani waited in the car. Two young men were apparently waiting for a bus at the Atac stop for line 38 (even though buses were no longer running at that hour). According to reports from the Digos, one of the two approached Di Nella without speaking and struck him on the temple with a blunt object, probably a large baton or an iron bar. The attackers then fled on foot, heading down Via Lago Tana into the heart of the African quarter. Di Nella bent his legs but immediately got back up. Bertani approached him asking if he was hurt and Di Nella denied it. She then took him to Piazza Vescovio, where there was a fountain to wash the bleeding wound behind his ear. She gave him some tissues to stop the bleeding. Di Nella had her take him home, making her promise not to tell anyone about the incident. Returning home on Corso Trieste around 1:30 AM, he washed his hair, then lay down in his sister’s room (closer to the bathroom).

His parents were awakened by his groans, and Paolo asked for an ice pack and told his mother he feared a concussion. At that point, the family doctor was called and arranged for his hospitalization. An ambulance transported him to the Policlinico Umberto I, where he arrived at 4:00 AM already in a coma. From the next day, his friends kept vigil for 7 days in the hospital ward. During his stay, on 4 February, the Mayor of Rome, Ugo Vetere, rushed to the hospital and deplored the incident; on 5 February, President of the Republic Sandro Pertini also visited Di Nella in a private visit and was informed that the coma was irreversible. He then had a brief conversation with the family. Di Nella’s agony ended on 9 February at 8:05 PM, when he died without ever regaining consciousness. The incident prompted widespread solidarity. On 6 February, Giuliano Ferrara wrote in La Repubblica: “We have the right to say that for us this is not the death of a fascist, but the death of a man. And more: to say that if he chose to call himself a fascist and intended to live his future life as a fascist, well, he had the right to choose and live that way.” A telegram also arrived from PCI Secretary Enrico Berlinguer to the family, strongly condemning the attack: “The death of your very young Paolo, victim of an inhuman aggression that has shaken and outraged every civilized conscience, also arouses the heartfelt condolences of the communists. Please accept our condolences and our solidarity. Enrico Berlinguer.”

After his death, investigations were launched and some searches were conducted against members of the far-left in the African quarter. On 14 February, a leaflet claiming responsibility for the attack, signed by Autonomia Operaia, was found in a phone booth in Piazza Gondar after an anonymous call to the police. Among the suspects were Corrado Quarra and Luca Baldassarre, militants of Autonomia Operaia in the area. Realizing they were being watched, Quarra and Baldassarre went into hiding. They escaped an initial arrest in a house in Vetralla, where the police found still-warm milk from breakfast. Quarra was later arrested on 2 August at a routine checkpoint in Piazza Risorgimento, Rome. On 4 August, Daniela Bertani identified Quarra in a lineup as the person who struck Di Nella. Prosecutor Santacroce issued a warrant, and the Tribunal of Liberty validated the arrest.

Bertani was called back for a second identification on 4 November 1983 but misidentified the second suspect, Luca Baldassarre, effectively ending the investigation. The judge believed that since she misidentified the second suspect, she could have also been wrong about the first. On 29 December, Judge Vitaliano Calabria signed the order to release Corrado Quarra. The investigation was closed on 21 April 1986 with Quarra being acquitted.

At a press conference on the thirtieth anniversary of Paolo Di Nella’s death, then-Mayor of Rome Gianni Alemanno, a friend of Di Nella, presented a dossier on some anomalies in the investigation, also revisiting issues raised by Corrado Augias, who in 1989 had dedicated an episode of the program Telefono Giallo to the case. Augias wrote in La Repubblica in 1989: “At the end of December 1983 Quarra was released. Two and a half years later, in April 1986, the final acquittal was issued for not having committed the act. Thus, six years later, Paolo Di Nella’s killers are still at large. Many know them but so far no one has spoken.”

Augias’ doubts were revisited, and the author explained: “In the release order for Corrado Quarra, issued on 29 December 1983, Judge Vitaliano Calabria noted that regarding the identification of the second suspect (Luca Baldassarre), Roberto Ferretti, identified positively by Daniela Bertani during the identification on 4 November 1983, was present among the subjects to be identified at the defense’s invitation. This was not the case. Ferretti, after being identified by Bertani, confessed under understandable fear that he had participated in the identification not at the defense’s invitation but at the behest of Quarra’s family. The judge thus omitted this important detail in the release order, that Ferretti was brought to the identification not because he resembled Baldassarre, but because he resembled Quarra.” Bertani always maintained that she was mistaken because she thought she was supposed to identify Quarra again, not the second suspect. Alemanno called for the case to be reopened.













Associazione Casa della Memoria