Il 17 dicembre 1973, primo giorno d’udienza contro tre dei cinque terroristi palestinesi arrestati il 5 settembre a Ostia con 2 lanciamissili Sam 7 Strela sovietici, alle ore 12:51 un commando terrorista di 5 persone fece irruzione all’interno del Terminal di Fiumicino. Dopo aver estratto dalle loro valigie armi automatiche si fecero strada all’interno del Terminal sparando all’impazzata uccidendo due persone. Una volta raggiunta la zona di stazionamento dell’aeroporto i terroristi si diressero verso il Boeing 707 della Pan Am, volo 110 per Teheran con scalo a Beirut delle 12:45, e vi gettarono all’interno una bomba al fosforo e due granate dirompenti. Grazie alle uscite di emergenza aperte dagli assistenti di volo molti passeggeri riuscirono a fuggire, ma 30 rimasero uccisi, tra cui 4 italiani: l’ing. Raffaele Narciso, il funzionario Alitalia Giuliano De Angelis con la moglie Emma Zanghi e la figlioletta Monica.
Poi i terroristi si rivolsero verso un aereo Lufthansa e nella fuga uccisero il finanziere Antonio Zara, che giunto per primo sul luogo dell'assalto a seguito dell'allarme generale emanato dalla Torre di controllo dell'aeroporto, tentò di contrastarli. L’aereo della Lufthansa fu fatto decollare coi terroristi a bordo e atterrò ad Atene, dove fu ucciso l’addetto ai bagagli Domenico Ippoliti. Il bilancio delle vittime salì così a 32, di cui 6 italiane.
Di lì i dirottatori tentarono di sbarcare prima a Beirut e poi a Cipro, che non autorizzarono l’atterraggio. Dopo uno scalo a Damasco l’aereo ripartì per Kuwait City dove la corsa ebbe termine. I terroristi negoziarono la loro fuga ma furono comunque catturati poco tempo dopo. Le autorità kuwaitiane, dopo aver interrogato i terroristi, decisero di non sottoporli a processo e valutarono la possibilità di consegnarli all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). I fattori che entrarono in gioco a questo punto furono complessi, e scatenarono un caso diplomatico che vide scontrarsi molti paesi arabi, europei e gli USA sulla sorte che avrebbero dovuto fare i terroristi e su quale nazione avrebbe dovuto processarli. Infine nel 1974 il presidente egiziano Anwar Sadat acconsentì che venissero portati al Cairo sotto la responsabilità dell'OLP e che venissero processati dalla stessa per aver condotto una "operazione non autorizzata".
Rimasero in carcere fino al 24 novembre del 1974, giorno in cui in seguito a dei negoziati avviati durante il dirottamento di un aereo britannico in Tunisia, compiuto proprio per richiedere la loro scarcerazione, i cinque uomini del commando furono liberati in Tunisia con la complicità di molti governi arabi, europei e del governo americano. Da quel momento non ci sono state più notizie certe sulla loro sorte e sparirono, probabilmente ospitati da qualche paese arabo, rimanendo impuniti. L’Italia non ne aveva chiesto la consegna, né durante la trattativa, né durante il processo, né poi, quasi certamente per ragioni di opportunità politica. Il governo italiano, infatti, per motivi d’interesse economico e strategico, intratteneva speciali rapporti diplomatici con il mondo palestinese. In particolare, proprio in quegli anni stipula con le sue principali sigle – in forma riservatissima - un “lodo”, ovvero un accordo, di non belligeranza che garantiva il libero transito di armi e uomini dei gruppi palestinesi sul suolo italiano, purché non compissero attentati. L’accordo è negoziato da principio grazie alla mediazione del colonnello dei servizi segreti Stefano Giovannone, con Mariano Rumor premier e Aldo Moro Ministro degli Esteri. Per questo Cossiga, quando ne parlò in pubblico la prima volta, lo chiamò “lodo Moro”: denominazione a dir poco ingenerosa, perché scaricava sulle spalle del politico defunto il peso di un accordo che in nome della ragion di Stato violava il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e – mors tua vita mea – lasciava i terroristi liberi di colpire altrove. Invece, come ha ben ricostruito di recente la storica Valentine Lomellini nel libro “Il «lodo Moro». Terrorismo e ragion di Stato 1969-1986” sulla scorta di abbondantissima documentazione, fu un vero e proprio “lodo Italia”, condiviso dalle massime autorità di governo e interessò, oltre ai terroristi palestinesi, gli “Stati santuario” che li proteggevano, come Libia e Iraq. Una linea spregiudicata di trattativa coi terroristi seguita, peraltro, anche da altri Paesi europei, all’epoca.
L’accordo resse, trasformandosi e adattandosi al contesto internazionale, almeno fino al 1985 quando, di nuovo a dicembre, ma il giorno 27, avvenne la seconda strage di Fiumicino. Strage per cui fu condannato come mandante, il terrorista palestinese, già espulso dall’Olp, Abu Nidal.
Fonti
Wikipedia
Attentato di Fiumicino del 1973 - Wikipedia
Il Riformista
MareMosso, Magazine La Feltrinelli (articolo di Benedetta Tobagi in gran parte qui riportato)
Fiumicino, la strage dimenticata
Approfondimenti
da Shalom.it
da Memoriaeverità.it
https://memoriaeverita.com/elio-vergati-autore-delle-immagini-degli-attentati-di-fiumicino/
Nel 1974, il fotoreporter italiano Elio Vergati si aggiudicò il secondo posto al premio Pulitzer con una drammatica fotografia che aveva fatto il giro del mondo, scattata il 17 dicembre dell’anno precedente nel pieno di un attentato all’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma, dove Vergati stazionava spesso per riprendere politici, divi del cinema e altri vip che salivano e scendevano dalle scalette degli aerei.
Lo scatto coglie uno scorcio della pista, il cadavere del finanziere Antonio Zara steso a terra sotto il colossale motore dell’ala dell’aereo Lufthansa che un commando terroristico palestinese si accinge a dirottare dopo aver preso d’assalto un Boeing 707 con armi e bombe a mano, mentre a breve distanza uno degli attentatori, pistola in pugno, spinge avanti due ostaggi.

la Foto di Elio Vergati
English version
On 17 December 1973, the first day of the hearing against three of the five Palestinian terrorists arrested on 5 September in Ostia with two Soviet SAM-7 Strela surface-to-air missiles, at 12:51 p.m. a terrorist commando of five people burst into Fiumicino Airport’s terminal. After pulling automatic weapons from their suitcases, they made their way through the terminal firing indiscriminately, killing two people. Once they reached the airport’s apron area, the terrorists headed towards the Pan Am Boeing 707, Flight 110 to Tehran with a stopover in Beirut scheduled for 12:45, and threw a white phosphorus bomb and two fragmentation grenades inside. Thanks to the emergency exits opened by the flight attendants, many passengers managed to escape, but 30 remained killed, including four Italians: engineer Raffaele Narciso, Alitalia employee Giuliano De Angelis with his wife Emma Zanghi and their little daughter Monica.
The terrorists then turned towards a Lufthansa aircraft and during their escape killed customs officer Antonio Zara, who had arrived first at the scene of the assault following the general alarm issued by the airport’s control tower and tried to stop them. The Lufthansa aircraft took off with the terrorists on board and landed in Athens, where baggage handler Domenico Ippoliti was killed. The death toll thus rose to 32, including six Italians.
From there, the hijackers attempted to land first in Beirut and then Cyprus, neither of which authorized the landing. After a stopover in Damascus, the aircraft departed for Kuwait City, where the ordeal ended. The terrorists negotiated their escape but were captured shortly afterwards anyway. After interrogating the terrorists, Kuwaiti authorities decided not to put them on trial and considered handing them over to the Palestine Liberation Organization (PLO). At this point complex factors came into play, sparking a diplomatic crisis that pitted many Arab countries, European nations, and the USA against each other over what should be done with the terrorists and which nation should try them. Finally, in 1974 Egyptian President Anwar Sadat agreed that they be taken to Cairo under PLO responsibility and tried by the PLO itself for having carried out an “unauthorized operation”.
They remained in prison until 24 November 1974, when, following negotiations started during the hijacking of a British aircraft in Tunisia—carried out precisely to demand their release—the five commandos were freed in Tunisia with the complicity of many Arab and European governments and the American government. From that moment there have been no certain news of their fate and they disappeared, probably hosted by some Arab country, remaining unpunished. Italy had not requested their extradition, neither during the negotiations, nor during the trial, nor afterwards, almost certainly for reasons of political expediency. The Italian government, in fact, for reasons of economic and strategic interest, maintained special diplomatic relations with the Palestinian world. In particular, in those years it signed with its main groups—under utmost secrecy—a “lodo”, i.e. an agreement of non-belligerence guaranteeing the free transit of weapons and men from Palestinian groups on Italian soil, provided they did not carry out attacks. The agreement was initially negotiated thanks to the mediation of intelligence colonel Stefano Giovannone, with Mariano Rumor as prime minister and Aldo Moro as foreign minister. For this reason, when Cossiga first spoke about it publicly, he called it the “Lodo Moro”: a name that was decidedly unfair, as it dumped on the shoulders of the deceased politician the weight of an agreement that, in the name of raison d’état, violated the principle of mandatory criminal prosecution and—your death my life—left the terrorists free to strike elsewhere. Instead, as historian Valentine Lomellini has recently well reconstructed in the book “Il «lodo Moro». Terrorismo e ragion di Stato 1969-1986” based on abundant documentation, it was a true “Lodo Italia”, shared by the highest government authorities and involving, in addition to Palestinian terrorists, the “sanctuary states” that protected them, such as Libya and Iraq. This was a ruthless policy of negotiation with terrorists that was also followed by other European countries at the time.
The agreement held, transforming and adapting to the international context, at least until 1985 when, again in December but on the 27th, the second Fiumicino massacre took place. The massacre for which Palestinian terrorist Abu Nidal, previously expelled from the PLO, was convicted as the mastermind.