27 Luglio 1993: La mafia attacca lo Stato. La strage di via Palestro. 5 vittime

MIlano

Alessandro Ferrari, 30 anni, poliziotto
Carlo La Catena, 26 anni, vigile del fuoco
Driss Moussafir, 44 anni, immigrato marocchino
Sergio Pasotto, 34 anni, vigile del fuoco
Stefano Picerno, 37 anni, vigile del fuoco

Nel maggio 1993 alcuni mafiosi di Brancaccio e Corso dei Mille (Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano) provvidero a macinare e confezionare altro esplosivo in una casa fatiscente a Corso dei Mille, sempre messa a disposizione da Antonino Mangano (capo della famiglia di Roccella; a metà luglio le due balle di esplosivo vennero nascoste in un doppiofondo ricavato nel camion di Pietro Carra (autotrasportatore che gravitava negli ambienti mafiosi di Brancaccio), che le trasportò ad Arluno, in provincia di Milano, insieme a Lo Nigro, che portò con sé una miccia e altro materiale: ad Arluno, Carra e Lo Nigro furono raggiunti da una persona che li condusse in una stradina di campagna, dove scaricarono l’esplosivo[2]. Il 27 luglio Lo Nigro e Giuliano giunsero a Roma, provenendo da Milano, per organizzare anche gli attentati alle chiese di Roma.

La sera del 27 luglio l’agente di polizia locale Alessandro Ferrari notò la presenza di una Fiat Uno (che risulterà poi rubata qualche ora prima) parcheggiata in via Palestro, di fronte al Padiglione di arte contemporanea, da cui fuoriusciva un fumo biancastro e quindi richiese l’intervento dei vigili del fuoco, che accertarono la presenza di un ordigno all’interno dell’auto; tuttavia, qualche istante dopo, l’autobomba esplose e uccise l’agente Alessandro Ferrari e i vigili del fuoco Carlo La Catena, Sergio Pasotto e Stefano Picerno ma anche l’immigrato marocchino Moussafir Driss, che venne raggiunto da un pezzo di lamiera mentre dormiva su una panchina.

L’onda d’urto dell’esplosione frantumò i vetri delle abitazioni circostanti e danneggiò anche alcuni ambienti della vicina Galleria d’arte moderna, provocando il crollo del muro esterno del Padiglione d’Arte Contemporanea[3]. Durante la notte esplose una sacca di gas formatasi in seguito alla rottura di una tubatura causata dalla deflagrazione, che procurò ingenti danni al padiglione, ai dipinti che ospitava e alla circostante Villa Reale.

Indagini e processi

Le indagini ricostruirono l’esecuzione della strage di via Palestro in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pietro Carra, Antonio Scarano, Emanuele Di Natale e Umberto Maniscalco: nel 1998 Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Gaspare Spatuzza, Luigi Giacalone, Salvatore Benigno, Antonio Scarano, Antonino Mangano e Salvatore Grigoli vennero riconosciuti come esecutori materiali della strage di via Palestro nella sentenza per le stragi del 1993; tuttavia, nella stessa sentenza, si leggeva: « […] Purtroppo, la mancata individuazione della base delle operazioni a Milano e dei soggetti che in questa città ebbero, sicuramente, a dare sostegno logistico e contributo manuale alla strage non ha consentito di penetrare in quelle realtà che, come dimostrato dall’investigazione condotta nelle altre vicende all’esame di questa Corte, si sono rivelate più promettenti sotto il profilo della verifica “esterna”».

Nel 2002, sempre in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Carra e Scarano, la procura di Firenze dispose l’arresto dei fratelli Tommaso e Giovanni Formoso (“uomini d’onore” di Misilmeri), identificati dalle indagini come coloro che aiutarono Lo Nigro nello scarico dell’esplosivo ad Arluno e che compirono materialmente la strage di via Palestro. Nel 2003 la corte d’assise di Milano condannò i fratelli Formoso all’ergastolo e tale condanna venne confermata nei due successivi gradi di giudizio.

Nel 2008 Gaspare Spatuzza iniziò a collaborare con la giustizia e fornì nuove dichiarazioni sugli esecutori materiali della strage di via Palestro: in particolare, Spatuzza riferì che lui, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giovanni Formoso e i fratelli Vittorio e Marcello Tutino (mafiosi di Brancaccio) parteciparono a una riunione in cui vennero decisi i gruppi che dovevano operare su Roma o Milano per compiere gli attentati; secondo Spatuzza, Formoso e i fratelli Tutino operarono su Milano e in un primo momento lui, Lo Nigro e Giuliano li raggiunsero per aiutarli nello scarico dell’esplosivo e nel furto della Fiat Uno utilizzata nell’attentato, per poi tornare a Roma al fine di compiere gli attentati alle chiese.

In seguito Spatuzza scagionò anche Tommaso Formoso, dichiarando che all’attentato partecipò soltanto il fratello Giovanni, che da Tommaso si era fatto prestare con una scusa la villetta di Arluno dove venne scaricato l’esplosivo: tuttavia nell’aprile 2012 la Corte d’assise di Brescia rigettò la richiesta di revisione del processo a Tommaso Formoso, adducendo che le sole dichiarazioni di Spatuzza non bastavano. Sempre sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2012 la procura di Firenze dispose l’arresto del pescatore Cosimo D’Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, il quale era accusato di aver fornito l’esplosivo, estratto da residuati bellici recuperati in mare, che venne utilizzato in tutti gli attentati del 1992-1993, compresa la strage di via Palestro. Nel 2013 D’Amato venne condannato all’ergastolo con il rito abbreviato dal Giudice dell’udienza preliminare di Firenze; la condanna venne confermata in appello nel 2014 e, due anni dopo, in Cassazione; nel 2015 lo stesso D’Amato iniziò a collaborare con la giustizia e confermò il suo coinvolgimento nella fornitura di esplosivi.

Nel 2014 la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano emise un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Marcello Tutino per il reato di strage perché accusato da Spatuzza di essere stato il “basista” dell’attentato di via Palestro. L’anno successivo, la Corte d’assise di Milano assolse Tutino perché le sole dichiarazioni di Spatuzza furono considerate insufficienti per una condanna; l’assoluzione venne confermata in appello e in Cassazione

Fonte

Wikipedia

Strage di via Palestro

Approfondimenti

Documenti.camera.it

Relazione Commissione Antimafia XVI Legislatura

La Repubblica

BOMBA CONTRO MILANO: E’ STRAGE

Pac Milano

LA LUNGA NOTTE DEL ’93

Il Giorno

Matteo Messina Denaro arrestato, fu tra i mandanti della strage di via Palestro a Milano

Il Sole 24 ore

Stragi del ’93: indagata una donna per l’attentato di via Palestro a Milano

Linkiesta.it

Via Palestro 1993, i misteri di una strage dimenticata

Video

Rai Play

1993, l’anno delle bombe

Rai Teche

Le bombe a Milano e Roma il 27-28 luglio 1993


da Pac Milano

da Pac Milano

da La Provincia di Cremona

English version

The via Palestro massacre

In May 1993, some mafiosi from Brancaccio and Corso dei Mille (Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, and Francesco Giuliano) proceeded to grind and package more explosives in a run-down house on Corso dei Mille, always made available by Antonino Mangano (head of the Roccella family). In mid-July, the two bales of explosives were hidden in a double bottom of Pietro Carra’s truck (a haulier connected to the Brancaccio mafia circles), which transported them to Arluno, in the province of Milan, together with Lo Nigro, who brought a fuse and other materials: in Arluno, Carra and Lo Nigro were joined by someone who led them to a country lane, where they unloaded the explosives. On July 27, Lo Nigro and Giuliano arrived in Rome from Milan to also organize attacks on the churches of Rome.

In the evening of July 27, local police officer Alessandro Ferrari noticed a Fiat Uno (which was later found to have been stolen a few hours earlier) parked in via Palestro, in front of the Pavilion of Contemporary Art, from which whitish smoke was emanating. He requested the intervention of the fire brigade, who confirmed the presence of a bomb inside the car; however, a few moments later, the car bomb exploded, killing police officer Alessandro Ferrari, and firefighters Carlo La Catena, Sergio Pasotto, and Stefano Picerno, as well as Moroccan immigrant Moussafir Driss, who was hit by a piece of sheet metal while sleeping on a bench.

The blast wave shattered the windows of surrounding homes and also damaged some rooms of the nearby Modern Art Gallery, causing the collapse of the external wall of the Pavilion of Contemporary Art. During the night, a gas pocket formed following the rupture of a pipeline caused by the explosion, which caused extensive damage to the pavilion, the paintings it housed, and the surrounding Villa Reale.

Investigations and Trials

The investigations reconstructed the execution of the via Palestro massacre based on the statements of collaborators of justice Pietro Carra, Antonio Scarano, Emanuele Di Natale, and Umberto Maniscalco: in 1998, Cosimo Lo Nigro, Giuseppe Barranca, Francesco Giuliano, Gaspare Spatuzza, Luigi Giacalone, Salvatore Benigno, Antonio Scarano, Antonino Mangano, and Salvatore Grigoli were recognized as the material perpetrators of the via Palestro massacre in the sentence for the massacres of 1993. However, in the same sentence, it was stated: “Unfortunately, the failure to identify the base of operations in Milan and the individuals who, in this city, certainly provided logistical support and manual assistance to the massacre, prevented penetration into those realities which, as demonstrated by the investigation conducted in other cases examined by this Court, were more promising from the point of view of the external verification.”

In 2002, based on the statements of collaborators of justice Carra and Scarano, the Florence prosecutor’s office ordered the arrest of brothers Tommaso and Giovanni Formoso (“men of honor” from Misilmeri), identified by the investigations as those who helped Lo Nigro unload the explosives in Arluno and who materially carried out the via Palestro massacre. In 2003, the Milan Assize Court sentenced the Formoso brothers to life imprisonment, and this sentence was confirmed in the subsequent two degrees of judgment.

In 2008, Gaspare Spatuzza began collaborating with justice and provided new statements about the material perpetrators of the via Palestro massacre: in particular, Spatuzza reported that he, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giovanni Formoso, and brothers Vittorio and Marcello Tutino (mafiosi from Brancaccio) participated in a meeting where the groups were decided to operate on Rome or Milan to carry out the attacks; according to Spatuzza, Formoso and the Tutino brothers operated in Milan, and initially he, Lo Nigro, and Giuliano joined them to help unload the explosives and steal the Fiat Uno used in the attack, then returned to Rome to carry out the church bombings.

Later, Spatuzza also exonerated Tommaso Formoso, stating that only his brother Giovanni participated in the attack, who had borrowed the villa in Arluno from Tommaso under false pretenses where the explosives were unloaded: however, in April 2012, the Brescia Assize Court rejected Tommaso Formoso’s request for a trial review, stating that Spatuzza’s statements alone were insufficient. Also based on Spatuzza’s statements, in 2012, the Florence prosecutor’s office ordered the arrest of fisherman Cosimo D’Amato, cousin of Cosimo Lo Nigro, who was accused of supplying the explosives, extracted from war remnants recovered at sea, used in all the bombings of 1992-1993, including the via Palestro massacre. In 2013, D’Amato was sentenced to life imprisonment in an expedited trial by the preliminary judge of Florence; the sentence was confirmed on appeal in 2014 and, two years later, by the Court of Cassation; in 2015, D’Amato himself began collaborating with justice and confirmed his involvement in the supply of explosives.

In 2014, the District Anti-Mafia Directorate of Milan issued a pre-trial detention order against Marcello Tutino for the crime of massacre because Spatuzza accused him of being the “basista” (base person) of the via Palestro attack. The following year, the Milan Assize Court acquitted Tutino because Spatuzza’s statements alone were considered insufficient for a conviction; the acquittal was confirmed on appeal and by the Court of Cassation.














Associazione Casa della Memoria