27 Maggio 1993: Strage di via dei Georgofili: la mafia attacca lo Stato. 5 vittime

Firenze

Dario Capolicchio, 22 anni, studente
Angelamaria Fiume in Nencioni, 36 anni, custode Accademia
Fabrizio Nencioni, 39 anni, vigile urbano
Caterina Nencioni, 50 giorni, neonato
Nadia Nencioni, 9 anni, alunna

Antefatti

Nell’aprile 1993 Gioacchino Calabrò (capo della famiglia di Castellammare del Golfo) incaricò Vincenzo Ferro (figlio di Giuseppe, capo della Famiglia di Alcamo) di andare a Prato dallo zio Antonino Messana, fratello della madre, per chiedergli di mettere a disposizione un garage per alcune persone che sarebbero arrivate dalla Sicilia, ma inizialmente Messana rifiutò. Per queste ragioni, Calabrò si fece accompagnare a Prato da Ferro insieme a Giorgio Pizzo (mafioso di Brancaccio) e convinse Messana con le minacce.A metà maggio, alcuni mafiosi di Brancaccio e Corso dei Mille (Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano) macinarono e confezionarono quattro pacchi di esplosivo in una casa fatiscente a Corso dei Mille, messa a disposizione da Antonino Mangano (capo della Famiglia di Roccella).

Il 23 maggio Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro e Francesco Giuliano andarono a Prato e vennero ospitati nell’appartamento di Messana, sotto la supervisione di Ferro, che li accompagnò con la sua auto nel centro di Firenze per effettuare alcuni sopralluoghi. Nei giorni successivi, i quattro pacchi di esplosivo nascosti in un doppiofondo ricavato nel camion di Pietro Carra (autotrasportatore che gravitava negli ambienti mafiosi di Brancaccio) vennero trasportati a Galciana, frazione di Prato, dove vennero prelevati da Lo Nigro, Giuliano e Spatuzza, accompagnati sempre da Ferro con la sua auto, e scaricati nel garage di Messana.

L’attentato

La sera del 26 maggio Giuliano e Spatuzza rubarono un furgone Fiat Fiorino e lo portarono nel garage, dove provvidero a sistemare l’esplosivo, composto da tritolo, all’interno di esso e, in seguito, Giuliano e Lo Nigro andarono a parcheggiare l’autobomba in via dei Georgofili. Alle ore 01:04 circa del 27 maggio procurarono l’esplosione.

Danni e vittime

La deflagrazione fu devastante, a causa dell’aggiunta successiva, da parte di elementi non mafiosi, al tritolo messo dai mafiosi, di esplosivo T4.

E il tutto provocò il crollo della Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, nella quale rimasero uccisi Fabrizio Nencioni, ispettore dei vigili urbani, e la moglie Angela Fiume, custode dell’Accademia, insieme alle loro figlie Nadia (nove anni) e Caterina (meno di due mesi di vita), che abitavano al terzo piano della Torre. Nelle abitazioni circostanti si propagò un incendio, che uccise anche un giovane di 22 anni, lo studente universitario Dario Capolicchio.

L’attentato danneggiò gravemente anche alcuni ambienti della Galleria degli Uffizi e del Corridoio vasariano, che si trovano nei pressi di via dei Georgofili: il 25% delle opere d’arte presenti fu danneggiato mentre i capolavori più importanti furono protetti dai vetri di protezione che attutirono l’urto, alcuni dipinti risultarono invece gravemente danneggiati o quasi distrutti

Indagini e processi

Le indagini ricostruirono l’esecuzione della strage di via dei Georgofili in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Pietro Carra, Vincenzo e Giuseppe Ferro, Salvatore Grigoli, Antonio Calvaruso, Pietro Romeo e Vincenzo Sinacori. Nel 1998 Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giorgio Pizzo, Gioacchino Calabrò, Vincenzo Ferro, Pietro Carra e Antonino Mangano vennero riconosciuti come esecutori materiali della strage nella sentenza per le stragi del 1993.

Nel 2008 Spatuzza iniziò a collaborare con la giustizia e confermò le sue responsabilità nell’attentato di via dei Georgofili: in particolare, Spatuzza dichiarò che la strage venne pianificata durante una riunione in cui erano presenti lui, Barranca e Giuliano insieme ai boss Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro e Francesco Tagliavia (capo della Famiglia di Corso dei Mille), i quali decisero l’obiettivo da colpire attraverso dépliant turistici; inoltre Tagliavia finanziò anche la “trasferta” a Firenze per compiere l’attentato. In seguito alle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2011 la Corte d’assise di Firenze condannò Tagliavia all’ergastolo.

Sempre sulla base delle dichiarazioni di Spatuzza, nel 2012 la Procura di Firenze dispose l’arresto del pescatore Cosimo D’Amato, cugino di Cosimo Lo Nigro, il quale era accusato di aver fornito l’esplosivo, estratto da residuati bellici recuperati in mare, che venne utilizzato in tutti gli attentati del 1992-1993, compresa la strage di via dei Georgofili. Nel 2013 D’Amato venne condannato all’ergastolo con il rito abbreviato dal giudice dell’udienza preliminare di Firenze; la condanna venne confermata in appello nel 2014 e, due anni dopo, in Cassazione; nel 2015 lo stesso D’Amato iniziò a collaborare con la giustizia e confermò il suo coinvolgimento nella fornitura di esplosivi.

Sempre nel 2013 l’Associazione tra i familiari delle vittime della Strage di via dei Georgofili, presieduta da Giovanna Maggiani Chelli, è ammessa come parte civile al processo sulla trattativa Stato-mafia ed è rappresentata da Danilo Ammannato in qualità di suo avvocato.

Il 20 maggio del 2016, da alcuni stralci delle motivazioni depositate dalla seconda Corte d’Assise di Appello di Firenze nel processo contro Tagliavia, si evince che “Lo Stato – avviò una trattativa con Cosa nostra”, che “indubbiamente ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des” per interrompere la strategia stragista di Cosa nostra. E “l’iniziativa – precisano – fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia”.

Fonte

Wikipedia

Strage di via dei Georgofili

Approfondimenti

Doppio Zero

27 maggio 1993: la bomba dei Georgofili. Una testimonianza

StrageviadeiGeorgofili.it

La Strage

Le ferite della memoria Il contesto delle stragi

Il Riformista

La strage dei Georgofili 30 anni dopo, la fine del mondo era arrivata a Firenze: la poesia di Nadia e il tramonto di Messina Denaro

Il Fatto Quotidiano

Strage di via dei Georgofili – La “ricarica” dell’esplosivo, l’attentatore troppo basso e la ragazza col caschetto: i misteri irrisolti 30 anni dopo

Video


Università degli Studi di Firenze

Accademia dei Georgofili, 27 maggio 1993

Il Mulino

27 MAGGIO 1993: L’ATTENTATO DI VIA DEI GEORGOFILI

Rai Play

Quando la mafia sfidò lo Stato1993, l’anno delle bombe

Sound

Rai Play Sound

La strage di via dei Georgofili

da Il Riformista

da La Stampa

da La Stampa

da Il Corriere della Sera

English version

Attack on the Accademia dei Georgofili

Background

In April 1993, Gioacchino Calabrò (head of the Castellammare del Golfo family) tasked Vincenzo Ferro (son of Giuseppe, head of the Alcamo family) to go to Prato to his uncle Antonino Messana, his mother’s brother, to request the use of a garage for some people arriving from Sicily. Initially, Messana refused, but Calabrò, accompanied by Ferro and Giorgio Pizzo (mafioso from Brancaccio), convinced Messana with threats. In mid-May, mafiosi from Brancaccio and Corso dei Mille (Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano) ground and packed four explosive packages in a run-down house on Corso dei Mille, made available by Antonino Mangano (head of the Roccella family).

On May 23, Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, and Francesco Giuliano went to Prato and were hosted in Messana’s apartment, supervised by Ferro, who accompanied them in his car to central Florence for reconnaissance. In the following days, the four explosive packages hidden in a double bottom of Pietro Carra’s truck (a haulier connected to the Brancaccio mafia circles) were transported to Galciana, a suburb of Prato, where Lo Nigro, Giuliano, and Spatuzza retrieved them, always accompanied by Ferro in his car, and unloaded them in Messana’s garage.

The Attack

On the evening of May 26, Giuliano and Spatuzza stole a Fiat Fiorino van and brought it to the garage, where they prepared the explosive, composed of TNT, inside it. Subsequently, Giuliano and Lo Nigro parked the car bomb in via dei Georgofili. At around 01:04 on May 27, they caused the explosion.

Damage and Victims

The explosion was devastating due to the addition, by non-mafia elements, of T4 explosive to the TNT placed by the mafiosi.

This caused the collapse of the Torre dei Pulci, seat of the Accademia dei Georgofili, where Fabrizio Nencioni, a municipal police inspector, and his wife Angela Fiume, custodian of the Academy, along with their daughters Nadia (nine years old) and Caterina (less than two months old), who lived on the third floor of the Tower, were killed. An adjacent apartment fire also killed a 22-year-old university student, Dario Capolicchio.

The attack also severely damaged some rooms of the Uffizi Gallery and the Vasari Corridor, located near via dei Georgofili: 25% of the artworks were damaged, while the most important masterpieces were protected by glass, which mitigated the impact, but some paintings were severely damaged or almost destroyed.

Investigations and Trials

The investigations reconstructed the execution of the via dei Georgofili massacre based on the statements of collaborators of justice Pietro Carra, Vincenzo and Giuseppe Ferro, Salvatore Grigoli, Antonio Calvaruso, Pietro Romeo, and Vincenzo Sinacori. In 1998, Giuseppe Barranca, Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Francesco Giuliano, Giorgio Pizzo, Gioacchino Calabrò, Vincenzo Ferro, Pietro Carra, and Antonino Mangano were recognized as the material perpetrators of the massacre in the 1993 massacre trial.

In 2008, Spatuzza began collaborating with justice and confirmed his responsibility in the via dei Georgofili bombing. Specifically, Spatuzza stated that the massacre was planned during a meeting attended by him, Barranca, and Giuliano with bosses Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro, and Francesco Tagliavia (head of the Corso dei Mille family), who decided on the target using tourist brochures; Tagliavia also funded the “trip” to Florence to carry out the attack. Following Spatuzza’s statements, in 2011, the Florence Assize Court sentenced Tagliavia to life imprisonment.

Also based on Spatuzza’s statements, in 2012, the Florence Public Prosecutor’s Office ordered the arrest of fisherman Cosimo D’Amato, cousin of Cosimo Lo Nigro, who was accused of supplying the explosives, extracted from war remnants recovered at sea, used in all the bombings of 1992-1993, including the via dei Georgofili massacre. In 2013, D’Amato was sentenced to life imprisonment in an expedited trial by the preliminary judge of Florence; the sentence was confirmed on appeal in 2014 and, two years later, by the Court of Cassation; in 2015, D’Amato himself began collaborating with justice and confirmed his involvement in the supply of explosives.

Also in 2013, the Association of Relatives of the Victims of the via dei Georgofili Massacre, chaired by Giovanna Maggiani Chelli, was admitted as a civil party to the State-mafia negotiations trial and was represented by Danilo Ammannato as its lawyer.

On May 20, 2016, from some excerpts of the motivations deposited by the second Court of Appeal of Florence in the trial against Tagliavia, it emerged that “The State – initiated negotiations with Cosa Nostra,” which “undoubtedly happened and was initially based on a do ut des” to stop the Cosa Nostra massacre strategy. And “the initiative – specify – was taken by representatives of the State and not by mafia men.”





















Associazione Casa della Memoria