20 Maggio 1999: Le Nuove Brigate Rosse di Massimo Galesi e Desdemona Lioce assassinano Massimo D'Antona, consulente del Ministero del lavoro e "rappresentante dell’Esecutivo al tavolo permanente del Patto per l’occupazione e lo sviluppo”.

Roma

Massimo D’Antona, 51 anni, economista

da Wikipedia

L’omicidio

Erano da poco passate le 8:00 di mattina, del 20 maggio 1999 quando il professor Massimo D’Antona, consulente del Ministero del Lavoro, si apprestava a uscire dalla sua abitazione di via Salaria, angolo via Po, a Roma, per recarsi al lavoro nel suo studio situato a poca distanza dal suo appartamento. Superato l’incrocio con via Adda, in corrispondenza di un cartellone pubblicitario che lo nasconde dalla vista dalla strada, intorno alle ore 8:13, il professore viene bloccato dal commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce che sono già dalle 5:30 nascosti all’interno del furgone parcheggiato al lato della strada.

Per loro l’azione è già cominciata quattro giorni prima, con l’operazione di parcheggio dei mezzi: due furgoni Nissan in sosta in via Salaria, due scooter per la fuga della squadra operativa e le biciclette per le staffette. I due, nel mezzo, controllano la strada attraverso un piccolo foro ricavato attraverso la vernice bianca che oscura i vetri. Baffi finti, un contenitore per le urine e le borse con all’interno le armi. Ma non sono soli. Altri tre elementi del gruppo operativo (le cosiddette staffette) hanno già raggiunto la loro posizione prevista e sono tutti equipaggiati con finti telefonini, ricetrasmittenti, cerotti sulle dita per non lasciare impronte, cappellini con visiera e occhiali da vista.

Nel mentre il professor D’Antona si è già avviato lungo il marciapiede che costeggia Villa Albani e ha già quasi percorso gran parte degli ultimi centotrenta passi che lo separano dall’ultimo istante della sua vita. Un testimone oculare del delitto, durante il dibattimento, ricostruisce così quella manciata di secondi: “Ero sullo stesso marciapiede su cui camminava D’Antona. Ho visto un uomo e una donna che stavano aspettando qualcuno e poi parlavano con questa persona. Io ho proseguito. Ho superato via Adda ma, dopo qualche metro, ho sentito dei colpi sordi. Mi sono girato a guardare e ho visto una “pistola lunga” e poi l’uomo che continuava a sparare mentre l’altro uomo era già a terra”.

Secondo la deposizione processuale della pentita Cinzia Banelli, l’uomo che continuava a sparare era Mario Galesi che, armato di una pistola semiautomatica calibro 9×19 senza silenziatore, faceva fuoco su D’Antona, svuotando tutti i 9 colpi del caricatore e infliggendogli il colpo di grazia al cuore.

Conclusa l’azione i due si allontanano dal luogo del delitto: l’uomo verso via Basento dove sale in sella a un motorino “50”, mentre la donna cammina ancora lungo via Salaria, incrociando un secondo testimone oculare che la descrive con: “i capelli corti e lisci, castano scuri, attaccati al volto e pettinati con la riga in mezzo, occhi grandi, piuttosto scuri e faccia grassottella”. I soccorsi che arrivano poco dopo sul posto trasportano D’Antona al Policlinico Umberto I dove, alle 9:30, il medico ne dichiara la morte.

La rivendicazione

Poche ore dopo l’agguato, in un documento di 14 pagine stampate fronte retro, con tanto di stella a cinque punte e firmato Nuove Brigate Rosse, arriva la rivendicazione.

Rispetto ai modelli di rivendicazione utilizzati dai brigatisti negli anni di piombo, oltre alla scomparsa della classica dicitura SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali), l’espressione ideologica coniata dalle stesse BR, sostituita da “Borghesia Internazionale”, si rileva un netto peggioramento dello stile e della qualità letteraria e una maggior tortuosità nell’espressione. Anche qui, come in quella del delitto Biagi, vi si individua una certa logica criminale dell’Organizzazione che progettava di colpire uomini dello Stato e personalità cardine, legate a un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro:

“Il giorno 20 maggio 1999, a Roma, le Brigate Rosse per la Costruzione del Partito Combattente hanno colpito Massimo D’Antona, consigliere legislativo del Ministro del Lavoro Bassolino e rappresentante dell’Esecutivo al tavolo permanente del “Patto per l’occupazione e lo sviluppo”. Con questa offensiva le Brigate Rosse per la Costruzione del partito Comunista combattente, riprendono l’iniziativa combattente, intervenendo nei nodi centrali dello scontro per lo sviluppo della guerra di classe di lunga durata, per la conquista del potere politico e l’instaurazione della dittatura del proletariato, portando l’attacco al progetto politico neo-corporativo del “Patto per l’occupazione e lo sviluppo”, quale aspetto centrale nella contraddizione classe/Stato, perno su cui l’equilibrio politico dominante intende procedere nell’attuazione di un processo di complessiva ristrutturazione e riforma economico-sociale, di riadeguamento delle forme del dominio statuale, base politica interna del rinnovato ruolo dell’Italia nelle politiche centrali dell’imperialismo.”

Il processo

Primo grado

Per l’omicidio del giuslavorista vengono rinviate a giudizio 17 persone: dieci di loro per banda armata e gli altri sette per banda armata e omicidio. Il primo processo si conclude il 1º marzo 2005 quando il gup Luisanna Figliolia condanna all’ergastolo Laura Proietti e a vent’anni di reclusione Cinzia Banelli, entrambe giudicate con il rito abbreviato.

L’8 luglio 2005, dopo 32 ore di camera di consiglio la Corte d’assise di Roma, presieduta da Marco D’Andria, emette il verdetto per gli altri brigatisti alla sbarra e condanna alla pena dell’ergastolo Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma.

Pene minori, invece, per gli altri componenti, tutti assolti dall’accusa di concorso nell’omicidio e ritenuti responsabili solo di associazione sovversiva: nove anni a Paolo Broccatelli, nove anni e sei mesi a Diana Blefari Melazzi, quattro anni e otto mesi a Federica Saraceni, cinque anni a Simone Boccaccini, cinque anni e sei mesi a Bruno Di Giovannangelo e a tutti i cosiddetti detenuti irriducibili che dal carcere di Trani avevano rivendicato l’omicidio: Michele Mazzei, Antonino Fosso, Francesco Donati e Franco Galloni.

Per Alessandro Costa, Roberto Badel e i fratelli Fabio e Maurizio Viscido c’è invece l’assoluzione.

L’appello

La seconda Corte d’assise d’appello di Roma, nelle due sentenze del 1º giugno e del 28 giugno 2006, conferma gli ergastoli per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma e riduce le condanne a Laura Proietti (a vent’anni), e alla pentita Cinzia Banelli (a dodici anni).

Ribaltata invece la sentenza di primo grado per Federica Saraceni che, assolta in primo grado dall’accusa di concorso nell’omicidio, viene invece giudicata a parte e condannata a ventuno anni e sei mesi dalla seconda Corte d’assise d’appello, il 4 aprile 2008, ritenendola responsabile di questo particolare reato.

Assolti in via definitiva Alessandro Costa e Roberto Badel a cui si aggiungono tutti gli irriducibili del carcere di Trani: Michele Mazzei, Antonino Fosso, Francesco Donati e Franco Galloni.

La Cassazione

Nell’ultimo grado di giudizio, il 28 giugno 2007, la Cassazione conferma sostanzialmente le sentenze della Corte d’appello: ergastolo per Morandi, Mezzasalma e Lioce e assoluzione per i 4 irriducibili Fosso, Donati, Galloni e Mazzei, per cui viene respinta la richiesta di un nuovo processo.

Confermate le condanne definitive anche a Federica Saraceni (ventuno anni e sei mesi), Laura Proietti (vent’anni), Cinzia Banelli (dodici anni), Simone Boccaccini (cinque anni e otto mesi), Bruno Di Giovannangelo (cinque anni e sei mesi) e Paolo Broccatelli (nove anni), i giudici hanno ridotto la pena a Diana Blefari Melazzi (da nove anni a sette anni e sei mesi).

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L’omicidio D’Antona riapre la stagione degli omicidi delle Brigate Rosse che, a 11 anni dall’ultimo assassinio, quello di Roberto Ruffilli, si ripropongono all’attenzione pubblica con una nuova sigla, le Nuove Brigate Rosse, con cui riprendono la lotta armata cercando di arrestare il cosiddetto progetto politico neo-corporativo dei Patti per l’occupazione, colpendo figure chiave legate al contesto politico della ristrutturazione del mondo del lavoro.

L’obbiettivo perseguito è sempre, come per le storiche BR, quello della conquista del potere politico e dell’instaurazione della dittatura del proletariato, attraverso l’annientamento del dominio della borghesia imperialista.

All’omicidio D’Antona seguiranno poi l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi e il conflitto a fuoco con le forze dell’ordine sul treno Roma-Firenze, del 2 marzo 2003, che costerà la vita al sovrintendente della PolFer Emanuele Petri, al brigatista Mario Galesi e la conseguente cattura dell’altra brigatista Nadia Desdemona Lioce.

In seguito a quell’arresto e, soprattutto, dall’analisi del suo computer palmare gli inquirenti rintracciarono diversi documenti con possibili obbiettivi da colpire, risoluzioni strategiche e diverse altre prove che collegavano i due terroristi con la sigla Nuove BR e, di conseguenza, con gli omicidi D’Antona e Biagi.

Fonte

Wikipedia

Omicidio di Massimo D’Antona

Approfondimenti

Studio Avvocato Petrucci

Sentenza Cassazione processo D’Antona

La Repubblica

Delitti D’Antona-Biagiil mosaico delle prove

Corriere della Sera

Olga D’Antona: «La moto, i film: io e Massimo prima delle Br»

Video

Radio Radicale

La dottrina di Massimo D’Antona vent’anni anni dopo

Repubblica Tv

Reddito di cittadinanza a ex Br Saraceni, Olga D’Antona: “Provo un grande senso di ingiustizia”

Sound

Radio radicale

Processo per l’omicidio di Massimo D’Antona

La Fondazione D’Antona

da Il Post

da Corriere.it

da Dagospia

da La Repubblica

da La Diga Civile

English version

Massimo D’Antona, 51 years old, university professor

The murder

It was just past 8:00 in the morning on May 20, 1999, when Professor Massimo D’Antona, a consultant for the Ministry of Labour, was preparing to leave his home at via Salaria, near via Po, in Rome, to go to work at his studio located a short distance from his apartment. As he passed the intersection with via Adda, near a billboard that blocked him from view from the street, around 8:13, the professor was stopped by a commando of brigatists formed by Mario Galesi and Nadia Desdemona Lioce, who had been hiding inside a van parked on the side of the road since 5:30 in the morning.

For them, the operation had begun four days earlier with the parking of vehicles: two Nissan vans parked on via Salaria, two scooters for the escape of the operational team, and bicycles for the relays. The two of them, in the middle, monitored the street through a small hole made through the white paint covering the glass. Fake mustaches, a container for urine, and bags containing weapons. But they were not alone. Another three members of the operational group (the so-called relays) had already reached their designated positions, all equipped with fake mobile phones, radios, fingertip patches to avoid leaving fingerprints, caps with visors, and sunglasses.

Meanwhile, Professor D’Antona had already started walking along the sidewalk that runs alongside Villa Albani and had almost covered most of the last one hundred and thirty steps that separated him from the last moments of his life. An eyewitness to the murder, during the trial, reconstructed those few seconds: “I was on the same sidewalk where D’Antona was walking. I saw a man and a woman who were waiting for someone and then spoke to this person. I continued on. I crossed via Adda, but after a few meters, I heard dull shots. I turned to look and saw a ‘long gun’ and then the man who kept shooting while the other man was already on the ground.”

According to the trial deposition of the repentant Cinzia Banelli, the man who continued to shoot was Mario Galesi, armed with a semi-automatic pistol caliber 9×19 without a silencer, firing at D’Antona, emptying all 9 rounds of the magazine and delivering the coup de grace to the heart.

After completing the action, the two of them left the scene of the crime: the man towards via Basento, where he rode a “50” motorbike, while the woman continued to walk along via Salaria, crossing paths with a second eyewitness who described her as: “short and straight dark brown hair, combed with a middle parting, large rather dark eyes, and a chubby face.” Rescue workers who arrived shortly after on the scene transported D’Antona to the Umberto I Polyclinic where, at 9:30, the doctor declared him dead.

The claim

A few hours after the ambush, in a 14-page document printed front and back, complete with a five-pointed star and signed Nuove Brigate Rosse, the claim came.

In contrast to the claim patterns used by the brigatists in the years of lead, in addition to the disappearance of the classic wording SIM (Imperialist State of Multinationals), the ideological expression coined by the BRs, replaced by “International Bourgeoisie,” a clear deterioration in style and literary quality and greater tortuosity in expression is evident. Here too, as in the Biagi murder case, there is a certain criminal logic of the Organization that planned to target state men and key figures, linked to a context of labor market restructuring:

“On May 20, 1999, in Rome, the Red Brigades for the Construction of the Combatant Party struck Massimo D’Antona, legislative advisor to Minister of Labour Bassolino and representative of the Executive at the ‘Pact for Employment and Development’ permanent table. With this offensive, the Red Brigades for the Construction of the Combatant Communist Party resume the combat initiative, intervening in the central nodes of the long-term class war, for the conquest of political power and the establishment of the dictatorship of the proletariat, attacking the neo-corporatist political project of the ‘Pact for Employment and Development,’ as a central aspect in the class/State contradiction, a pivot on which the dominant political balance intends to proceed in implementing a process of overall economic-social restructuring and adaptation of forms of state domination, the internal political base of the renewed role of Italy in the central policies of imperialism.”

The trial

First instance

For the murder of the labor lawyer, 17 people are indicted: ten of them for armed gang and the other seven for armed gang and murder. The first trial concludes on March 1, 2005, when judge Luisanna Figliolia sentences Laura Proietti to life imprisonment and Cinzia Banelli to twenty years in prison, both judged with an abbreviated trial.

On July 8, 2005, after 32 hours of deliberation, the Rome Court of Assizes, presided over by Marco D’Andria, issues the verdict for the other brigatists on trial and sentences Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, and Marco Mezzasalma to life imprisonment.

Lesser penalties, however, for the other members, all acquitted of the charge of complicity in murder and held responsible only for subversive association: nine years for Paolo Broccatelli, nine years and six months for Diana Blefari Melazzi, four years and eight months for Federica Saraceni, five years for Simone Boccaccini, five years and six months for Bruno Di Giovannangelo, and for all the so-called irreducible detainees who had claimed responsibility for the murder from the Trani prison: Michele Mazzei, Antonino Fosso, Francesco Donati, and Franco Galloni.

Alessandro Costa, Roberto Badel, and brothers Fabio and Maurizio Viscido, on the other hand, are acquitted.

Appeal

The second Court of Appeals of Rome, in its two sentences on June 1 and June 28, 2006, confirms life sentences for Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, and reduces the sentences for Laura Proietti (to twenty years) and repentant Cinzia Banelli (to twelve years).

The first-degree sentence is overturned for Federica Saraceni, who, acquitted in the first instance of complicity in murder, is instead judged separately and sentenced to twenty-one years and six months by the second Court of Appeals on April 4, 2008, holding her responsible for this particular crime.

Alessandro Costa and Roberto Badel are definitively acquitted, along with all the irreducibles from the Trani prison: Michele Mazzei, Antonino Fosso, Francesco Donati, and Franco Galloni.

The Court of Cassation

In the final judgment on June 28, 2007, the Court of Cassation substantially confirms the sentences of the Court of Appeals: life imprisonment for Morandi, Mezzasalma, and Lioce, and acquittal for the 4 irreducibles Fosso, Donati, Galloni, and Mazzei, for whom the request for a new trial is rejected.

The definitive sentences are also confirmed for Federica Saraceni (twenty-one years and six months), Laura Proietti (twenty years), Cinzia Banelli (twelve years), Simone Boccaccini (five years and eight months), Bruno Di Giovannangelo (five years and six months), and Paolo Broccatelli (nine years), with the judges reducing the sentence for Diana Blefari Melazzi (from nine years to seven years and six months).

The D’Antona murder reopens the season of Red Brigades murders, which, eleven years after the last assassination, that of Roberto Ruffilli, return to public attention with a new symbol, the New Red Brigades, with which they resume armed struggle trying to stop the so-called neo-corporatist political project of the Employment Pacts, striking key figures linked to the political context of labor market restructuring.

The goal pursued is always, as with the historic BRs, that of the conquest of political power and the establishment of the dictatorship of the proletariat, through the annihilation of the dominance of imperialist bourgeoisie.

Following the D’Antona murder, the assassinations of labor lawyer Marco Biagi and the firefight with law enforcement on the Rome-Florence train on March 2, 2003, followed, costing the life of PolFer superintendent Emanuele Petri, brigatist Mario Galesi, and the subsequent capture of the other brigatist Nadia Desdemona Lioce.

Following that arrest and, above all, from the analysis of her handheld computer, investigators traced several documents with potential targets to strike, strategic resolutions, and several other pieces of evidence connecting the two terrorists with the New BR symbol and, consequently, with the murders of D’Antona and Biagi.

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Marzo 2026




































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