
da Wikipedia
Ricostruzione dei fatti
La sera del 19 marzo 2002, poco dopo le 20, Biagi, in sella alla sua bici, percorse il tratto di strada che separava la sua abitazione di via Valdonica dalla stazione dove, poco prima, era sceso dal treno che da Modena (dove era docente alla facoltà di Economia) lo riportava ogni sera a Bologna.
Sceso dal treno, chiamò la moglie e avvertì che stava per arrivare, poi inforcò la bicicletta e si diresse verso casa. Di sentinella alla stazione e lungo la strada che portava al suo domicilio c’erano già due persone che seguivano i suoi movimenti, avvertendo gli altri complici dei progressivi spostamenti dell’obiettivo.
Alle 20:07 un commando formato da altri tre brigatisti, due a bordo di un motorino e un terzo (la staffetta) a piedi, lo aspettava di fronte al portone della sua abitazione, al civico 14. I due terroristi si fecero incontro al professore, indossando caschi integrali, e aprirono il fuoco esplodendo sei colpi in rapida successione in direzione di Biagi, per poi allontanarsi molto velocemente.
Alle 20:15, Biagi morì tra le braccia degli operatori del 118 accorsi sul posto. L’arma usata nell’azione, si scoprì dopo, risultò la stessa del delitto di Massimo D’Antona.
Nel compiere l’agguato, i brigatisti vennero agevolati soprattutto dal fatto che Biagi girava senza protezione dopo che, qualche mese prima, gli era stata revocata la scorta, come ebbe a testimoniare anche Cinzia Banelli, la terrorista pentita che, al processo per l’uccisione del giuslavorista, raccontò proprio che “Se Marco Biagi avesse avuto la scorta non saremmo riusciti ad ucciderlo. Per noi due persone armate costituivano già un problema. Non eravamo abituati ai veri conflitti a fuoco. Avremmo dovuto fare più attenzione, osservare possibili cambiamenti nella situazione del professore. Dovevamo controllare che non fosse solo. Invece arrivò alla stazione di Bologna da solo.”
La rivendicazione
Il documento di rivendicazione che, a firma delle Nuove Brigate Rosse, venne inviato via mail (in un file di 26 pagine) la stessa notte del 19 marzo a 500 indirizzi di posta elettronica di diverse agenzie e quotidiani, presenta per gli esperti molte analogie con quello del precedente delitto di Massimo D’Antona e, al suo interno, vi si individua una certa logica criminale dell’Organizzazione che progettava di colpire uomini dello stato legati a un contesto di ristrutturazione del mercato del lavoro:
«Il giorno 19 marzo 2002 a Bologna, un nucleo armato della nostra Organizzazione, ha giustiziato Marco Biagi consulente del ministro del lavoro Maroni, ideatore e promotore delle linee e delle formulazioni legislative di un progetto di rimodellazione della regolazione dello sfruttamento del lavoro salariato, e di ridefinizione tanto delle relazioni neocorporative tra Esecutivo, Confindustria e Sindacato confederale, quanto della funzione della negoziazione neocorporativa in rapporto al nuovo modello di democrazia rappresentativa. Una democrazia “governante” che già accentrante nell’ultimo decennio i poteri nell’Esecutivo e nella maggioranza di governo ora con la riforma dell’articolo V della Costituzione (detta “federale”) vedrà ripartite competenze e funzioni agli organi politici locali entro i vincoli di indirizzo e di bilancio centralizzati e legati all’integrazione monetaria europea, con il fine di stabilizzare l’avviata alternanza tra coalizioni politiche incentrate sugli interessi della borghesia imperialista, sfruttando il restringimento della base produttiva nazionale non solo come vantaggio competitivo nei livelli di sfruttamento della forza lavoro rispetto ai sistemi economici di altri paesi, ma come condizione per riadeguare il dominio della borghesia imperialista e rafforzarlo nei confronti delle istanze proletarie e delle tendenze al loro sviluppo in autonomia politica antistatuale e antistituzionale che nascono da queste condizioni strutturali. Con questa azione combattente le Brigate Rosse attaccano la progettualità politica della frazione dominante della borghesia imperialista nostrana per la quale l’accentramento dei poteri nell’Esecutivo, il neocorporativismo, l’alternanza tra coalizioni di governo incentrate sugli interessi della borghesia imperialista e il “federalismo” costituiscono le condizioni per governare la crisi e il conflitto di classe in questa fase storica segnata dalla stagnazione economica e dalla guerra imperialista.»
(Nuove Brigate Rosse, Rivendicazione omicidio Marco Biagi)
Il processo
Nel processo di primo grado, il 1º giugno 2005, la Corte d’Assise di Bologna, dopo ventidue ore di camera di consiglio, condannò a cinque ergastoli altrettanti componenti delle Nuove BR: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini.
Il 6 dicembre 2006, la Corte d’assise d’appello confermò l’ergastolo per Diana Blefari Melazzi, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce e Marco Mezzasalma, riducendo a 21 anni di reclusione la condanna per Simone Boccaccini, riconoscendogli le attenuanti generiche.
Nel terzo e ultimo grado di giudizio, l’8 dicembre 2007, la quinta sezione penale della Corte di Cassazione di Roma confermò il verdetto emesso in secondo grado rendendo definitive le condanne ai cinque brigatisti responsabili, tranne che per Nadia Desdemona Lioce, la quale non aveva presentato ricorso in cassazione.
Le minacce e la scorta
Prima di morire, Marco Biagi aveva scritto cinque lettere in cui si diceva preoccupato per le minacce che riceveva. Il testo delle lettere, indirizzate al presidente della camera Pier Ferdinando Casini, al ministro del lavoro Roberto Maroni, al sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi, al prefetto di Bologna e al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi è stato pubblicato dal quindicinale Zero in condotta e poi riportato dal quotidiano la Repubblica. In tali lettere spiegava anche che la sua preoccupazione era causata dal fatto che i suoi avversari (Sergio Cofferati in primo luogo), criminalizzavano la sua figura. Biagi sostiene inoltre che una persona attendibile gli ha riferito che Cofferati lo aveva minacciato.
Il ministero dell’interno, in quel periodo diretto da Claudio Scajola, solo pochi mesi prima dell’attentato, aveva privato Marco Biagi della scorta, da lui richiesta proprio per timore di attentati da parte di componenti appartenenti all’estremismo di sinistra.
Una volta tolta, Biagi, tramite lettere scritte a diverse personalità politiche, ne fece nuovamente richiesta visto anche il perdurare delle minacce ricevute, ma questa non gli fu accordata. I brigatisti stessi ammisero che avevano deciso di colpire proprio Biagi in quanto poco protetto.
Il 30 giugno 2002 il Corriere della Sera ed Il Sole 24 Ore pubblicarono una chiacchierata tra l’allora ministro dell’interno, Claudio Scajola, e alcuni giornalisti che seguivano il ministro in visita ufficiale a Cipro.
«A Bologna hanno colpito Biagi che era senza protezione ma se lì ci fosse stata la scorta i morti sarebbero stati tre. E poi vi chiedo: nella trattativa di queste settimane sull’articolo 18 quante persone dovremmo proteggere? Praticamente tutte». E a questo punto il ministro sorprende i presenti quando gli viene detto che Biagi era comunque una figura centrale nel dialogo sociale: protagonista del patto di Milano, coautore del Libro Bianco, consulente del ministero del Welfare, della Cisl, della Confindustria. C’è un attimo di silenzio, Scajola volta le spalle, si blocca, azzarda: «Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.»
A causa delle polemiche suscitate da queste affermazioni, il 3 luglio 2002, Scajola rassegnò le sue dimissioni, al suo posto venne nominato Giuseppe Pisanu.
Nel mese di maggio 2014 la procura di Bologna riaprì l’inchiesta formulando l’ipotesi di reato di omicidio per omissione dopo aver ricevuto gli atti dalla procura di Roma che stava passando al vaglio le carte trovate durante la perquisizione nella casa di Luciano Zocchi, ex capo della segreteria dell’allora Ministro dell’Interno Claudio Scajola.
La storia di Marco Biagi è un promemoria di quanto sia importante fare la scelta giusta. Che si tratti di proteggere una persona o di prendere decisioni cruciali nella vita, ogni dettaglio conta. In questo contesto, ci troviamo spesso davanti a momenti in cui dobbiamo scegliere con cura, influenzando il nostro futuro. Un esempio perfetto è la preparazione di un matrimonio. Per una sposa, la scelta dell’abito è uno dei momenti più emozionanti e significativi.
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Fonte
Wikipedia
Approfondimenti
La Diga Civile
L’OMICIDIO DEL PROFESSOR MARCO BIAGI
La Repubblica
“Se Biagi avesse avuto una scortasarebbe ancora vivo” dice la Banelli
Le cinque lettere di Marco Biagi
BolognaTody
Unimore – Fondazione Marco Biagi
Il Resto del Carlino
Marco Biagi, 20 anni fa l’omicidio. Il figlio: “Non perdono, ma l’odio non porta a nulla”
Avvenire
La vedova Biagi: «Marco impegnato per tutelare i deboli»
Wikipedia
Video
TGR Emilia Romagna
Marco Biagi, l’appello dei famigliari: “Tenete bassi i toni dello scontro politico”
Rai Play
Nel nome del popolo italianoMarco Biagi
Rai Teche
Sound
Radio Radicale
Processo per l’omicidio di Marco Biagi
Rai Play Sound

da La Diga Civile

da La Diga Civike

da La Diga Civile

da Ansa

da In Cronaca -Università di Bologna
English version
Marco Biagi, 51 years old, university professor
Reconstruction of the events
On the evening of March 19, 2002, just after 8 p.m., Biagi rode his bike along the road that separated his home on via Valdonica from the train station, where he had disembarked a few moments earlier from the train that brought him from Modena (where he was a professor at the Faculty of Economics) back to Bologna every evening.
After getting off the train, he called his wife to let her know he was on his way home, then he got on his bike and headed towards his house. Two people were already keeping watch at the station and along the road leading to his home, alerting other accomplices of his movements.
At 8:07 p.m., a commando consisting of three other brigatists, two on a scooter and a third (the relay) on foot, waited for him in front of the entrance to his home at 14 via Valdonica. The two terrorists approached the professor wearing full-face helmets and opened fire, firing six shots in rapid succession at Biagi, before quickly fleeing the scene.
At 8:15 p.m., Biagi died in the arms of the paramedics who had arrived on the scene. It was later discovered that the weapon used in the attack was the same one used in the murder of Massimo D’Antona.
In carrying out the ambush, the brigatists were facilitated mainly by the fact that Biagi was moving without protection after his escort had been revoked a few months earlier, as testified by Cinzia Banelli, the repentant terrorist who, during the trial for the murder of the labor lawyer, stated that “If Marco Biagi had had an escort, we would not have been able to kill him. For us, two armed people already posed a problem. We were not used to real firefights. We should have been more careful, observed possible changes in the professor’s situation. We should have checked that he wasn’t alone. Instead, he arrived at the Bologna station alone.”
The claim
The claim document, signed by the New Red Brigades, was sent via email (in a 26-page file) on the same night of March 19 to 500 email addresses of various agencies and newspapers. Experts noted many similarities with the claim in the previous murder of Massimo D’Antona, and within it, they identified a certain criminal logic of the Organization that planned to strike at state men connected to a labor market restructuring context:
“On March 19, 2002 in Bologna, an armed unit of our Organization executed Marco Biagi, consultant to Labor Minister Maroni, creator and promoter of the lines and legislative formulations of a project to remodel the regulation of the exploitation of salaried labor, and to redefine both the neo-corporatist relations between the Executive, Confindustria, and the confederate Union, and the function of neo-corporatist negotiation in relation to the new model of representative democracy. A ‘governing’ democracy that has already centralized powers in the Executive and in the government majority, will now, with the reform of article V of the Constitution (called ‘federal’), see competencies and functions distributed to local political bodies within the constraints of centralized budget and monetary integration, with the aim of stabilizing the ongoing alternation between government coalitions centered on the interests of imperialist bourgeoisie, exploiting the narrowing of national production base not only as a competitive advantage in the levels of labor exploitation compared to economic systems of other countries, but as a condition to readjust the dominance of the imperialist bourgeoisie and to strengthen it against proletarian demands and tendencies towards their autonomous political and anti-state and anti-institutional development that arise from these structural conditions. With this combat action, the Red Brigades attack the political project of the dominant fraction of the native imperialist bourgeoisie, for whom the concentration of powers in the Executive, neo-corporatism, the alternation between government coalitions centered on the interests of the imperialist bourgeoisie and ‘federalism’ constitute the conditions to govern the crisis and the class conflict in this historical phase marked by economic stagnation and imperialist war.”
(New Red Brigades, Claim for the Murder of Marco Biagi)
The trial
In the first-degree trial, on June 1, 2005, the Bologna Assize Court, after twenty-two hours of deliberation, sentenced five members of the New BR to life imprisonment: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi, and Simone Boccaccini.
On December 6, 2006, the Court of Appeal confirmed life imprisonment for Diana Blefari Melazzi, Roberto Morandi, Nadia Desdemona Lioce, and Marco Mezzasalma, reducing Simone Boccaccini’s sentence to 21 years in prison, recognizing him with general extenuating circumstances.
In the third and final degree of judgment, on December 8, 2007, the fifth criminal section of the Court of Cassation in Rome confirmed the verdict issued in the second degree, making the convictions of the five responsible brigatists final, except for Nadia Desdemona Lioce, who had not appealed to the Court of Cassation.
Threats and Escort
Before his death, Marco Biagi had written five letters expressing concern about the threats he was receiving. The text of the letters, addressed to the President of the Chamber Pier Ferdinando Casini, Labor Minister Roberto Maroni, Undersecretary of Labor Maurizio Sacconi, the Prefect of Bologna, and the Director General of Confindustria Stefano Parisi, was published by the biweekly Zero in Condotta and then reported by the daily La Repubblica. In these letters, he also explained that his concern stemmed from the fact that his opponents (Sergio Cofferati in particular) were vilifying his character. Biagi also claimed that a reliable person had informed him that Cofferati had threatened him.
The Ministry of the Interior, at that time headed by Claudio Scajola, just a few months before the attack, had removed Marco Biagi’s security detail, which he had requested due to fears of attacks by left-wing extremists.
Once removed, Biagi, through letters written to various political figures, again requested it, given the ongoing threats he was receiving, but this was not granted to him. The brigatists themselves admitted that they had decided to target Biagi precisely because he was poorly protected.
On June 30, 2002, the Corriere della Sera and Il Sole 24 Ore published a conversation between the then Minister of the Interior, Claudio Scajola, and some journalists who accompanied the minister on an official visit to Cyprus.
“In Bologna they attacked Biagi, who was without protection, but if he had had protection, there would have been three dead. And then I ask you: in the negotiations of these weeks on article 18, how many people should we protect? Practically everyone.” At this point, the minister surprises those present when they tell him that Biagi was a central figure in social dialogue: protagonist of the Milan pact, co-author of the White Paper, consultant for the Ministry of Welfare, CISL, Confindustria. There is a moment of silence, Scajola turns his back, stops, takes a chance: “Don’t make me speak. Central figure Biagi? Let Maroni tell you if he was a central figure: he was a pain in the neck who wanted to renew the consulting contract.”
Due to the controversies sparked by these statements, on July 3, 2002, Scajola resigned, and he was replaced by Giuseppe Pisanu.
In May 2014, the Bologna prosecutor’s office reopened the investigation, formulating the hypothesis of homicide by omission after receiving the documents from the Rome prosecutor’s office that were examining the papers found during the search of the home of Luciano Zocchi, former head of the secretariat of then Minister of the Interior Claudio Scajola.